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Incontinenza fecale o incontinenza anale

L’incontinenza fecale o incontinenza anale in proctologia è una condizione clinica estremamente impegnativa, dall’enorme impatto psicosociale, dall’etiopatogenesi multivariata.

Che cos’è l’incontinenza fecale?

In proctologia si parla di incontinenza fecale quando è presente la perdita di gas e feci dall’ano per incapacità del paziente a contenere. Se, per esempio, si pensasse e si limitasse  l’incontinenza al solo gocciolamento di minime quantità di feci (soiling) l’impatto sarebbe pari al 5% della popolazione sana. Quando invece viene considerata la perdita delle feci, l’impatto in termini di prevalenza sulla popolazione in generale è del 0,5-1,5%. Studi condotti a mezzo questionari sulla popolazione generale della Gran Bretagna, hanno evidenziato, qualora si considerasse sia la perdita saltuaria di minime quantità di feci che la perdita completa di esse almeno 12 volte al mese, l’impatto risulta essere pari al 4,2 per 1.000. Inoltre, l’età (dai 65 anni in poi) e le condizioni cliniche e psicologiche di base influenzano in maniera statisticamente significativa l’incontinenza anale.

Quali sono i sintomi dell’incontinenza fecale?

L’incontinenza anale verrà definita grave quando si ha la perdita di feci normoconformate, essa consegue generalmente a fattori traumatici o neurologici. L’incontinenza anale è di grado lieve quando si ha un ridotto controllo dei gas ed occasionalmente delle feci liquide, generalmente legata a stress chirurgico o a sindromi diarroiche. Non esiste al momento una maniera corretta e oggettiva per misurare il grado dell’incontinenza. In realtà lo strumento attraverso cui si misura l’incontinenza è un questionario formulato sulla base di una serie di domande che permettono una corretta valutazione.

I trattamenti per l’incontinenza anale

Una volta stabilita l’esistenza e misurata l’importanza di un’incontinenza anale è fondamentale valutare le cause che hanno portato detta patologia attraverso degli accertamenti clinico diagnostici, come l’ecografia endoanale, la manometria ano-rettale ed i tempi di latenza dei nervi pudendi. A questi esami vengono aggiunti la rx defecografia, la risonanza magnetica defecografia, i potenziali evocati, l’elettromiografia pelvica.

Il trattamento si basa, in primo luogo sulla riabilitazione attraverso biofeedback e neuromodulazione sacrale, e a seguire, sulla terapia chirurgica che incide sui lembi muscolari dello sfintere anale esterno – overlapping sfinteriale – ed eventualmente con lo scopo di posizionare sfinteri artificiali anali, solo per casi estremamente selezionati.

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