Per Appuntamenti +39.333.3926736 o +39.388.1183640

Fistole perianali e cellule staminali

La fistola perianale è la manifestazione clinica principale nel morbo di Crohn, tanto da determinarne la stadiazione, ossia costituisce uno dei parametri clinici fondamentali attraverso cui si misura, si pesa il morbo stesso.

È noto che la fistola perianale ha alcune caratteristiche specifiche, come una capacità di recidiva davvero significativa e la possibilità di determinare gradi diversi di incontinenza anale, dopo la chirurgia necessaria per la chiusura. Sebbene le attuali tecniche riducano al massimo tale rischio, la malattia di Crohn aumenta il rischio di recidiva. Questo perché il particolare tipo di tessuto patologico, che determina la fistola perianale, presenta le medesime caratteristiche che caratterizzano il morbo.

Attraverso questo sito è possibile fissare un appuntamento per valutare l’entità della fistola perinanale e il trattamento da attuare. Compila il form in questa pagina oppure chiama i numeri +39.06.36208923924 oppure +39.333.3926736 o +39.388.1183640

Cellule staminali per il trattamento della fistola perianale

Attualmente è possibile applicare delle nuove metodologie chirurgiche che riducono al massimo il rischio di recidiva e complicanza della fistola e, in senso assoluto, azzerano il rischio di insulto sullo sfintere anale e di conseguenza del malfunzionamento. Tra queste metodologie vale in particolare l’applicazione di cellule staminali, ottenute dalla microfiltrazione dal tessuto adiposo sottocutaneo, meglio conosciuto come lipofiller.

Una volta ottenuto il preparato, viene applicato direttamente sulla fistola perianale, come una sorta di innesto autologo, e qui le cellule staminali presente nel tessuto adiposo generano un tessuto cicatriziale, che chiude la fistola completamente lungo il proprio percorso. L’intervento chirurgico, svolto in regime di day hospital, prevede il prelievo del grasso sottocutaneo, previa infiltrazione locale di anestetico, secondo la tecnica della liposuzione, ossia mediante introduzione di microcannula con una microincisione di qualche millimetro. Il grasso viene prelevato dalla parete anteriore dell’addome o dal fianco destro e sinistro, infine dall’esterno coscia. Una volta ottenuto il tessuto adiposo questo viene microfiltrato mediante un sistema chiuso di lavaggio e filtraggio con delle microsfere – Lipogems Technique – il cui risultato finale è un lipofiller.

Il preparato viene poi inoculato direttamente sulla fistola perianale, come innesto autologo di proprie cellule staminali, associandoci la chiusura diretta dell’ostio endoanale con punti di sutura in materiale riassorbibile. L’intervento, svolto durante la sua fase perineale sotto controllo ecografico endoanale per maggiore precisione, a questo punto termina.

La tecnica, ripetibile, offre la possibilità di successo chirurgico a dodici mesi dal trattamento in modo estremamente significativo a fronte dello 0% di danno sfinteriale. Il post-operatorio dà la possibilità di immediato rientro alle attività sociali e professionali a fronte di medicazioni da svolgere a domicilio giornalmente in maniera autonoma e scarso meglio assente dolore.

Necessaria l’integrazione multidisciplinare tra gastroenterologo, chirurgo e nutrizionista finalizzata alla corretta indicazione e timing chirurgico.

Morbo di Crohn: sintomi, cura e dieta

Il morbo di Crohn o malattia di Crohn fa parte delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI).

La malattia venne descritta per la prima volta a New Orleans nel 1932 dal dottor Burrill Bernard Crohn, da cui prende il nome. Inizialmente si pensava fosse ascritta al solo tratto finale dell’ileo, tanto che veniva definita anche ileite terminale. Successivamente si riscontrò che interessava anche altre zone dell’apparato gastrointestinale, pertanto la sua classificazione divenne quella moderna: Morbo o Malattia di Crohn.

Effettuiamo la visita per rilevare il Morbo di Crohn. Attraverso questo sito è possibile fissare un appuntamento compilando il form in questa pagina oppure chiamando i numeri +39.06.36208923924 oppure +39.333.3926736 o +39.388.1183640

Cos’è il morbo di Crohn

Il Morbo di Crohn è una malattia cronica che colpisce l’apparato digerente, in particolare l’intestino tenue e l’inizio dell’intestino crasso. Viene considerata una malattia autoimmune, ma con uno sviluppo che dipende sia dalla predisposizione genetica sia dai fattori ambientali.

Fra le varie classificazioni che si possono adottare per il Morbo di Crohn la più diffusa è la classificazione di Vienna, in base al suo grado di progressione: stenosante, penetrante e infiammatoria. Nel primo caso si presenta un restringimento dei visceri che può provocare un’occlusione intestinale o la modifica delle dimensioni delle feci; la tipologia penetrante causa delle fistole tra l’intestino e le altre strutture; infine la tipologia infiammatoria causa l’infiammazione senza causare stenosi o fistole.

La malattia di Crohn si può presentare a qualsiasi età, seppure i primi sintomi diventino evidenti tra i quindici e i vent’anni oppure tra i cinquanta e settant’anni.

Morbo di Crohn: sintomi

I sintomi del Morbo di Crohn non sono ben riconoscibili e spesso possono essere associati ad altre patologie. Nella maggior parte dei casi i primi sintomi sono simili a quelli tipici della colite ulcerosa. Inoltre, il morbo di Crohn generalmente tende presentarsi in maniera altalenante, passando da fasi acute a fasi di totale remissione. Quando i pazienti si rivolgono al proctologo solitamente accusano dolore addominale, associato o meno a febbre e modificazioni della defecazione.

I sintomi variano anche in funzione della zona in cui il morbo di Crohn si manifesta e alla gravità della malattia. Rispetto alla rettocolite ulcerosa, il morbo di Crohn si presenta in maniera sostanzialmente diversa, seppure i sintomi rilevati dal paziente possano essere similari:

  • Ulcerazioni della mucosa che possono colpire qualsiasi tratto dell’apparato gastroenterico (dalla bocca all’ano). Nell’intestino tenue e crasso l’infiammazione è discontinua ed estesa in maniera irregolare.
  • Le lesioni interessano l’intera mucosa intestinale, per cui si presentano delle problematiche correlate, come fistole, ascessi e stenosi.
  • In alcuni casi si presentano dei sintomi che colpiscono altri organi (cute, occhi, articolazioni) e che precedono quelli a carico dell’apparato gastrointestinale.

Nei bambini, tra i sintomi sistemici, va senz’altro annoverato un ritardo della crescita; mentre nelle persone anziane e in generale negli adulti, si riscontra una perdita di peso, poiché non mangiare in genere migliora lo stato di benessere.

Malattia di Crohn: le cause

Non sono ancora accertate cause certe del morbo di Crohn. In generale viene considerata una malattia genetica, dato che c’è familiarità della malattia. Fra le altre cause probabili ci sono i fattori ambientali, la malattia si presenta nelle zone industrializzate, dove la dieta prevede un maggiore apporto di proteine animali e proteine del latte. Anche il fumo viene considerato un fattore determinante nell’aumento del rischio.

Infine, il morbo può essere legato a una reazione autoimmune dei batteri del tratto digerente, causando quindi un’infiammazione e quindi i sintomi del morbo di Crohn.

Tra i fattori che incidono negativamente sulla malattia di Crohn, acutizzandone i sintomi, ci sono lo stress e la depressione, che tra l’altro spesso è legata al fatto stesso di essere affetti dal morbo, scatenando un circolo vizioso.

In alcuni soggetti alcuni cibi possono causare l’insorgenza o il peggioramento dei sintomi.

Morbo di Crohn: le cure

Per diagnosticare il morbo di Crohn e determinare il trattamento più adeguato sono necessari alcuni esami. La visita con il proctologo prevede il controllo dell’addome e dei suoni addominali con un fonendoscopio, la palpazione consente di identificare aree di dolore e controllare le dimensioni del fegato e della milza.

A seguire vengono prescritti una serie di esami diagnostici, stabiliti dal medico a seconda delle necessità:

  • Esami di laboratorio del sangue e delle feci,
  • Colonscopia, che tutt’oggi è il metodo più efficace per diagnosticare il morbo di Crohn,
  • TAC con mezzo di contrasto nel caso in cui il morbo coinvolga l’intestino tenue, poiché questa zona non può essere indagata con la colonscopia.

Una volta accertata la presenza del Morbo di Crohn è necessario definire il trattamento da seguire. Purtroppo, ancora non esiste una cura definitiva per il Morbo di Crohn, i trattamenti hanno lo scopo di ridurre i sintomi, allungare i periodi di remissione e ridurre l’infiammazione intestinale.

La cura farmacologica più adeguata viene stabilita dal medico, dopo aver effettuato tutti gli esami diagnostici necessari ad avere un quadro clinico completo. Ai farmaci viene associata una dieta, che può aiutare a ridurre i sintomi.

Morbo di Crohn: la dieta

Seguire una dieta equilibrata può essere un valido aiuto per ridurre l’incidenza dei sintomi del Morbo di Crohn. In generale vanno evitate bevande gassate e alimenti particolarmente ricchi di fibre. È importante bere molti liquidi e mangiare poco, ma di frequente, per dare modo all’intestino di lavorare moderatamente. Anche in questo frangente è fondamentale il supporto del medico, che potrà indicare diete specifiche e l’eventuale necessità di integratori.

In caso di forme particolari gravi potrebbero essere necessari dei periodi di riposo intestinale, che consiste nell’assumere solo alcuni liquidi, evitando di mangiare. Tali periodi possono variare tra qualche giorno e settimane, sempre con la supervisione attenta e continuativa di un medico.

Sanguinamento ano rettale

Hai riscontrato episodi di sanguinamento anale (rettale) con o senza feci, dopo la defecazione? In questo articolo approfondiamo le possibili cause e i rimedi più efficaci.

In proctologia, il sanguinamento che avviene dal tratto retto anale si definisce rettorragia: generalmente di colore rosso vivo, genera enorme preoccupazione e disagio nel paziente tanto da indurlo a recarsi al più vicino posto di pronto soccorso (1,5% degli accessi ).

Si definisce ematochezia quel sanguinamento dal canale anale e dal retto di colore rosso vivo di minima quantità. Le rettorragie possono suddividersi a loro volta in maggiori, quando cioè si configura un conseguente shock emorragico, o minori. La rettorragia minore rappresenta la causa più importante di richiesta di visita proctologica, generalmente può presentarsi come unico sintomo oppure accompagnato ad altri tra i quali ano umido, prurito anale, dolore anale sono i più importanti.

La rettorragia viene sempre messa in relazione alla defecazione. Il proctologo indagherà, in questo senso, al fine di evidenziare se il sangue si trova frammisto alle feci, se compare sulla loro superficie, ovvero alla fine della defecazione piuttosto che come gocciolamento isolato o dopo lavaggio.
In effetti il sanguinamento anale è determinato da patologie, per oltre il 60%, localizzate lungo il tratto ano-retto colon sinistro. In massima parte esse sono di natura infiammatoria oppure conseguenti a fatti meccanici.

Sanguinamento anale frammisto a feci

Quando il sanguinamento anale è frammisto alle feci, vuol dire che il sangue ha il tempo di mescolarsi a queste, perché il tragitto intestinale, che sangue e feci compiono insieme, è discretamente lungo. Ciò accade per patologie localizzate nel colon sinistro o nel sigma ed è dovuto in massima parte a patologia infiammatoria come i diverticoli, a malattie infiammatorie croniche del grosso intestino come ad esempio la rettocolite ulcerosa; non ultimo a neoplasie, siano esse benigne o maligne, manifestantesi sotto forma di polipi.

Sanguinamento anale sulla superficie delle feci

Quando il sanguinamento compare sulla superficie delle feci, tanto da verniciarlo, allora la patologia è generalmente presente nel tratto ultimo del retto e/o del canale anale. In questo caso la patologia emorroidaria costituisce la causa più frequente. Tuttavia la patologia neoplastica, anche in questa tipologia di sanguinamento, non può e non deve essere trascurata, cosa che generalmente accade durante le visite, in primo luogo per tranquillizzare il paziente che lamenta il sintomo.

La fissurazione anale posteriore o ragade anale chiude il cerchio relativamente alle cause che possono dare il sanguinamento superficiale alle feci.

Sanguinamento anale sporadico

Il gocciolamento isolato dalla defecazione o la comparsa di minime quantità di sangue successiva alla pulizia, conseguono in massima parte alla patologia emorroidaria, poi a seguire ragade anale, fistola anale, in piccola percentuale a neoplasie del canale anale.
In presenza di un sanguinamento è fondamentale richiedere una visita proctologica per l’inquadramento diagnostico e terapeutico il più corretto. Esami quali la rettoscopia, la colonscopia e l’ecografia endoanale sono gli esami diagnostici di maggior ausilio per una corretta diagnosi.

La causa delle fistole perianali

La fistola perianale è un piccolo condotto, una sorta di tunnel che mette in comunicazione la porzione interna del retto ano e la cute circostante l’ano. La fistola trae origine da un processo infiammatorio acuto a carico delle ghiandole poste nello spazio diedro che si crea tra i cuscinetti emorroidari e la regione di confine tra il retto e l’ano. Queste ghiandole sono deputate alla produzione di muco idoneo a lubrificare il retto ano. Per cause ancora ignote,  accade  che il muco prodotto dalle ghiandole diventa estremamente denso tanto da creare una sorta di tappo che ostruisce il passaggio del muco nel lume retto anale. Questa situazione genera l’ascesso anale. Nella sua evoluzione, l’ascesso anale affiora alla superficie cutanea e la successiva fissurazione cutanea permette la fuoriuscita di materiale detto pus che genera miglioramento della sintomatologia del paziente. Può accadere in seguito che la chiusura della fissurazione cutanea, attraverso la quale originariamente era avvenuta la fuoriuscita del pus contenuto nell’ascesso, in termini medici definito drenaggio, impieghi molto tempo a guarire ovvero che non si chiuda completamente. In più da questa piccola soluzione di continuo, posta nelle vicinanze dell’ano, possono fuoriuscire, di tanto in tanto, minime quantità di liquido giallo che, associate al prurito anale al dolore ed al bruciore perianale, configurano il quadro clinico specifico della fistola perianale.

Le fistole nel loro tragitto passano attraverso lo sfintere anale e questo rappresenta la preoccupazione principale della patologia, infatti, tenuto conto che ottenere la guarigione della fistola è necessaria metterla a piatto, cioè aprirla a guisa di pagina di libro, cosa questa che permette il drenaggio completo del focolaio infiammatorio che la sostiene, come conseguenza è necessario aprire la porzione di muscolo sfintere interessato dalla fistola e questo potrebbe pregiudicarne la regolare funzione. Lo sfintere offeso dall’atto chirurgico potrebbe in definitiva creare il presupposto di una incontinenza di grado differente a seconda della porzione di sfintere interessata. D’altronde senza mettere a piatto la fistola, non si risolve il processo infiammatorio che la sostiene e quindi è alto il rischio che la fistola possa ritornare.

Ecco il motivo per cui nel tempo si sono succedute numerose classificazioni tese a definire correttamente la quantità di sfintere coinvolto in ragione del tragitto fistoloso, necessarie poi a sviluppare un trattamento chirurgico idoneo a ridurre il tasso di recidiva e di incontinenza anale.

Fissa un appuntamento

Le cause dell’incontinenza fecale

Quali sono le cause che possono determinare l’incontinenza fecale in proctologia? La capacità di contenere gas e feci è frutto di un complicato quanto sofisticato meccanismo funzionale dovuto all’interazione di molteplici elementi anatomici, ragion per cui l’incontinenza anale riconosce numerosi fattori etiologici. Retto-anopavimento pelvico e il complesso muscolare sfinteriale interagiscono tra di loro determinando la continenza anale.

Il retto, ultima porzione del tubo digerente, possiede proprietà al tempo stesso di viscosità ed elasticità ragion per cui ha  notevole capacità di volume mantenendo basse le pressioni: in particolare con il termine  capacità, si intende la proprietà del retto a distendersi per accogliere una certa quantità di feci.

Il canale anale possiede, nella sua porzione più interna o prossimale, un particolare tipo di recettori, quest’ultimi in grado di discriminare cosa il retto contiene, se cioè aria piuttosto che feci, in questo caso se liquide o formate, ovvero aria commista a feci.

Il complesso muscolare dello sfintere anale è costituito in: muscolo elevatore dell’ano, sfintere anale esterno, sfintere anale interno; in particolare il muscolo elevatore dell’ano costituisce lo sfintere anale esterno, avendo quello interno una diversa origine e collocazione, e determina anche il muscolo puborettale, che avvolge il retto come fosse una fionda. Lo sfintere anale interno è un ispessimento delle fibre muscolari proprie dell’ultima porzione del retto, prima di continuarsi nel canale anale; questo, in virtù delle sue caratteristiche anatomiche e fisiologiche, possiede una capacità di contrazione di base che sviluppa una pressione  superiore  a quella vigente nel retto vuoto. La continenza si basa, per il 80%, sull’attività dello sfintere anale interno.

Ciò nonostante, il mantenimento di una condizione di base di contrazione proprio allo sfintere anale interno non determina la chiusura completa del canale anale: a ciò contribuisce sia la contrazione dello sfintere anale esterno, che si dispone a guisa di anello concentrico allo sfintere anale interno per il 20%, e i cuscinetto emorroidali per il 10%. Il muscolo pubo rettale ed il muscolo elevatore dell’ano contribuiscono ad angolare la parete anteriore del retto verso la sua pozione posteriore chiudendo l’accesso al canale anale delle feci.

Le fibre nervose interagiscono tra loro, a livello essenzialmente locale, cioè tra retto ano e strutture muscolari ricche in recettori, poi spinale sacrale infine a livello del sistema nervoso centrale. Tali fibre nervose si distinguono in:

  • eccitatorie per lo sfintere anale interno, per lo sfintere anale esterno e per l’elevatore dell’ano
  • inibitorie per lo sfintere anale esterno

In maniera da creare dei cortocircuiti in grado di far funzionare, con modalità simmetriche e contrapposte, il sistema sfinteriale interno ed esterno.

La defecazione si basa su tre momenti essenziali, che vedono il coinvolgimento completo di tutte le porzioni anatomiche sopra elencate in maniera armonica:

  1. il riflesso retto rettale, con cui le feci raggiungono l’ampolla rettale in una certa quantità in grado di sviluppare una pressione che tende a superare quella vigente all’interno dello sfintere anale interno, primo baluardo della continenza.
  2. il riflesso retto anale inibitorio, con cui lo sfintere anale interno riduce la sua contrattilità e permette l’avvicinamento delle feci alla prima porzione del canale anale dove, grazie ai recettori qui presenti, avviene la discriminazione del contenuto rettale in gas, feci liquide o solide
  3. il riflesso retto anale eccitatorio, con cui lo sfintere anale esterno aumenta la sua pressione, contrastando quindi l’azione di rilassamento dello sfintere anale interno: ciò permette il controllo ultimo della continenza permettendone la supervisione del nostro cervello e quindi della nostra volontà. Se è possibile la defecazione la contrazione dello sfintere anale esterno, dalla durata comunque limitata a qualche minuto, permette la continenza sino al raggiungimento della toilette. Altrimenti la contrazione dello sfintere anale esterno permette l’aggiustamento della pressione di contenimento dello sfintere anale interno sino al raggiungimento delle condizioni di partenza, potendo così attendere un momento socialmente migliore per sviluppare l’atto della defecazione.

Le cause  che determinano l’incontinenza anale appaiono essere abbastanza chiare: sono rappresentate da tutte quelle cause che inficiano rispettivamente ciascun elemento anatomico che contribuisce al funzionamento della defecazione. Certamente occupa un posto di rilievo la qualità delle feci, è indubbio che le feci liquide o semiliquide determinino un riempimento rapido dell’ampolla rettale e quindi l’induzione di una immediata e impellente necessità di scarico che, se ripetuta, determina offesa sulla corretta funzionalità dello sfintere.

Quadri clinici quali Sindrome del Colon Irritabile o meglio nelle malattie infiammatorie  croniche dell’intestino – M.I.C.I. – , malattie infiammatorie acute dell’intestino, abuso di lassativi, malassorbimento, enteriti post attiniche o da radiazioni riducono la capacità di contenere le feci da parte dell’ampolla rettale, definita anche come compliance, influendo sull’incontinenza. In particolare, la riduzione o l’asportazione completa dell’ampolla rettale, come previsto ad esempio in alcuni interventi chirurgici eseguiti per l’asportazione di tumori del retto o per patologie infiammatorie croniche quali la retto colite ulcerosa, determina un meccanismo per cui probabilmente minime quantità di feci determinano un riempimento immediato della neo ampolla con conseguente innestarsi di tutti quei meccanismi che portano alla defecazione, ma con velocità aumentata , sì da determinare l’ incontinenza. La ridotta capacità consegue anche  alla presenza nell’ampolla del retto di neoplasie oppure per compressione di altre neoformazioni esterne al retto.

La sensibilità del retto è un altro fattore determinante l’incontinenza anale. La ridotta sensibilità, come si può facilmente intuire, consegue ad un’alterata funzionalità delle strutture nervose e dei recettori posti lungo gli sfinteri e la porzione superiore del canale anale: patologie che alterano la funzione mentale, ictus, demenza senile ed encefalopatia, o la sensibilità nervosa periferica, diabete mellito ad esempio, possono determinare l’alterata percezione della distensione da riempimento fecale cosa per cui segue in maniera non corretta  il riflesso retto anale inibitorio e quello eccitatorio, quindi l’incontinenza.

Inoltre, possono combinarsi entrambi i meccanismi di alterata sensibilità rettale e  dei riflessi inibitorieccitatori dello sfintere, ad esempio nella sindrome da perineo disceso o nell’asportazione chirurgica del rivestimento della porzione più interna del canale anale, per cui il paziente è impossibilitato allo svolgimento della continenza .

Infine il prolasso rettale che viene associato a rischio di incontinenza anale in circa i 2/3 dei casi. Il meccanismo attraverso cui si determina è probabilmente multifattoriale: lo stiramento cronico dello sfintere, l’inibizione dello sfintere anale interno attraverso il meccanismo inibitorio retto-anale, alterazione della sensibilità anale e lo stiramento delle strutture nervose del pavimento pelvico  sembrano essere le cause che concorrono.

Fissa un appuntamento

Screening del cancro del colon retto

La parola screening è ormai entrata nel linguaggio comune, indicando subito nella nostra mente un percorso attraverso il quale è possibile diagnosticare la presenza di una patologia sin dal suo insorgere ovverosia la possibilità di effettuare una diagnosi precoce.

Lo screening del cancro del colon rettale è indicato in un gruppo selezionato di pazienti, costituito dalla popolazione di entrambi i sessi compresa tra i 50 e 74 anni, potenzialmente affetti da neoplasia del colon. La selezione avviene attraverso un percorso caratterizzato da valutazioni cliniche e diagnostiche. In Italia vi sono 38.000 nuovi casi di tumore del colon retto all’anno diagnosticati con una incidenza di 30,3 nuovi casi per 100 mila abitanti per la donna e 52,0 casi per 100 mila nell’uomo. Attualmente secondo dati pubblicati in letteratura, la sopravvivenza a 5 anni si colloca tra il 58% ed il 60% dei pazienti trattati. Lo scopo del programma di screening per i tumori del colon retto è quello di identificare, possibilmente nella loro forma la più precoce, le neoplasie o i polipi, formazioni generalmente benigne che possono in alcuni casi divenire neoplasie maligne.

Il modello attraverso cui rispondere a questo missione deve tener conto di alcuni elementi cardine: periodicità biennale, utilizzazione di un test valutativo, sicuro, semplice e non invasivo come quello sulla ricerca del sangue occulto nelle feci; quando il test del sangue occulto nelle feci risulta positivo, il passaggio successivo è l’esecuzione della colonscopia, esame invasivo ma al tempo stesso diagnostico ed operativo che permette l’esecuzione di biopsie o la rimozione dei polipi; se l’esame istologico condotto sulle biopsie o sui polipi asportati risulta positivo per tumore si passa alla fase successiva, ovverosia l’esecuzione dell’intervento chirurgico.

Il team proctologico di proctologia.biz unitamente alla CLINICA ARS MEDICA di Roma, da sempre sensibile a questi temi, ha aperto una campagna di sensibilizzazione allo screening per il cancro del colon retto, avendo l’utenza a disposizione tutte le fasi del processo di screening.

In particolare:

  • un laboratorio analisi di elevata tecnologia e sicurezza;
  • servizio di endoscopia con strumentazione all’avanguardia;
  • equipe di colon proctologi esperti in tecniche chirurgiche mini invasive che permettono una minor ospedalizzazione post operatoria e pronta ripresa delle attività sociali;
  • sale operatorie dotate delle strumentazioni più avanzate;
  • servizio di terapia intensiva, oncologia, radiologia e nutrizione clinica di supporto completano l’importante forza messa a disposizione.

In tal modo, a Roma, i proctologi dello staff di proctologia.biz presso la CLINICA ARS MEDICA di Roma sono in grado di attuare nella sua completezza il programma di screening.

Il primo livello di screening prevede un il test al sangue occulto nelle feci associato alla visita proctologica ed alla rettoscopia. Il campione di pazienti ideale che può giovare del servizio è costituito da uomini e donne con età compresa tra i 50 ed i 74 anni. Il test al sangue occulto è di facile esecuzione: non è necessario eseguire alcuna dieta particolare, non bisogna lavarsi i denti per 3 giorni prima dell’esame, evitare di eseguire il test durante il periodo mestruale, non bisogna sporcare il flacone né pulirlo con l’alcool; è importante raccogliere le feci da una superficie asciutta senza che queste entrino in contatto con l’acqua. Le feci vanno raccolte dalla superficie asciutta con il bastoncino presente nel flaconcino, non con altro mezzo, in quantità adeguata. Il bastoncino contenente feci verrà poi riposto nel flaconcino che una volta chiuso, verrà messo all’interno di un sacchetto di plastica presente nel kit. Viene così consegnato al proctologo. La risposta al test viene fornita entro le 48 ore successive.

La visita proctologica accompagna il test al sangue occulto, ad essa viene associata alla rettoscopia, esame endoscopico di facile esecuzione che non reca dolore né fastidio alcuno per cui non vi è necessità di sedazione né di preparazione con i lassativi; è sufficiente la somministrazione di un clistere evacuativo acquistabile in farmacia 2 ore prima dell’esame. L’insieme di queste azioni costituisce un primo valido e sicuro livello di diagnosi precoce del cancro del colon retto.

Fissa un appuntamento

Ragade anale e colon irritabile

La ragade anale provoca dolore anale, sanguinamento anale e tenesmo, cioè la sensazione di non aver evacuato completamente. Sono sintomi dalla straordinaria capacità di creare uno stato di disagio che in proctologia si definisce sociale.La ragade anale è una piccola ferita posta sul margine anale. In particolare, secondo la sua localizzazione rispetto al margine ano cutaneo, essa trae origine da cause diverse.

Se la ragade anale è posta internamente al canale anale, allora la causa più frequente è il colon irritabile. Il colon irritabile è quella sindrome, cioè un insieme di sintomi, caratterizzata da diarrea che si associa a dolori addominali prevalentemente al fianco sinistro dell’addome che precede l’evacuazione e senso di gonfiore. La causa di questa sindrome è polivalente dove lo stress, la cattiva educazione alimentare e la predisposizione genetica sono le cause principalmente responsabili. Succede quindi che, in alcune fasi della nostra vita, per motivi soprattutto legati alla sfera familiare o professionale, lo stress agisca sul colon in maniera da farlo funzionare troppo velocemente: questo insieme alle cattive abitudini alimentari, cibi ricchi in scorie o il salto del pasto o il mangiare velocemente, determina l’incapacità del colon a formare correttamente le feci e si ha dunque la diarrea preceduta o meno dal dolore colico addominale. Il paziente lamenta allora numerosi episodi giornalieri di diarrea. La diarrea crea allora i presupposti della ragade anale: insulto sul tessuto emorroidario o sulle ghiandole che producono muco che lubrifica l’ano detta criptite, la formazione della ferita superficiale che induce l’aumento del tono dello sfintere detto ipertono sfinteriale, che mantiene viva la ragade. Ecco che il paziente lamenta i disturbi specifici della ragade: dolore anale, sanguinamento anale e tenesmo. In questo specifico caso la visita proctologica ha senso nel comprendere e spiegare al paziente le cause che hanno determinato la ragade anale.

In particolare è fondamentale che il proctologo consigli al paziente lo svolgimento di una colonscopia. Questo perché attraverso la colonscopia è possibile indagare la mucosa di tutto il colon valutando se questa sia infiammata e conducendo, dove questa appare infiammata, delle biopsie; è possibile inoltre l’identificazione di polipi del colon che possono associarsi al colon irritabile che potranno essere asportati con la stessa metodica per l’esame istologico. Tutto questo porterà poi il proctologo a stilare un percorso terapeutico specifico per il trattamento della diarrea attraverso un’alimentazione specifica per colon irritabile e fermenti lattici; inoltre una terapia medica locale specifica per la ragade anale sarà necessaria per la sua risoluzione che avviene il più delle volte senza dover ricorrere ad un intervento chirurgico proctologico.

Fissa un appuntamento

Agopuntura e chirurgia del colon retto

È stato effettuato un interessante studio per valutare l’efficacia dell’agopuntura sul decorso postoperatorio dei pazienti sottoposti ad interventi di resezione laparoscopica del cancro del colon o del retto alto.

In un ospedale universitario di Honk Kong,  il Prince of Wales Hospital, dal 2008 a 2010 è stato condotto uno studio in cui a dei pazienti venivano effettuati dei cicli giornalieri di elettroagopuntura dal 1° al 4°giorno postoperatorio, contemporaneamente ad altre due serie di pazienti veniva effettuata un’agopuntura placebo oppure non veniva praticata alcun tipo di agopuntura.

L’elettroagopuntura si effettua facendo passare una debole corrente a 100 Hz tramite gli aghi da agopuntura una volta inseriti nei punti prefissati. Per agopuntura placebo si intende una falsa agopuntura in cui o si introducono degli aghi da agopuntura in dei punti non terapeutici oppure viene simulata l’inserzione dell’ago sempre facendo credere al paziente che si sta eseguendo una vera agopuntura. Rispetto al primo gruppo di pazienti gli altri due gruppi fungono da controllo per verificare se effettivamente la tecnica studiata è più vantaggiosa rispetto ad un trattamento fasullo o all’assenza di trattamento.

Nel gruppo dei pazienti trattati con agopuntura sono stati usati dei punti che si usano nel trattamento del dolore addominale, del gonfiore addominale e della stipsi, fra cui il 36 del meridiano dello stomaco, il 6 del meridiano della milza, il 4 del meridiano del grosso intestino ed il 6 del triplice riscaldatore. L’obiettivo primario dello studio era la valutazione del tempo intercorso tra l’esecuzione dell’intervento laparoscopico e la prima emissione di feci. Gli scopi secondari erano tra l’altro il tempo necessario alla prima assunzione di cibo solido ben tollerata, il tempo necessario per riuscire a deambulare autonomamente, la durata del ricovero in ospedale, la valutazione del dolore mediante una scala analogica visuale che prevede un punteggio da 0 a 10 nei primi tre giorni postoperatori e la quantità di analgesici usati per ottenere un buon controllo del dolore. I risultati ottenuti indicano che l’uso dell’elettrogopuntura riduce il tempo di paralisi intestinale postoperatoria, i pazienti trattati con questa metodica mediamente hanno una canalizzazione più precoce, deambulano prima dei pazienti che non sono stati sottoposti ad agopuntura, hanno una minore richiesta di farmaci analgesici oppioidi ed hanno anche il periodo di degenza postoperatoria più breve.

Questo studio ha necessità logicamente di altri approfondimenti per confermare i risultati e anche per valutare il rapporto costo/beneficio.

Electroacupuncture Reduces Duration of Postoperative Ileus After Laparoscopic
Surgery for Colorectal Cancer
Simon S. M. Ng, Wing Wa Leung, Tony W. C. Mak, Sophie S. F. Hon, Jimmy C. M. Li, Cherry Y. N. Wong, Kelvin K. F. Tsoi, and Janet F. Y. Lee
Gastroenterology. 2013;144(2):307-313.

Qui potete leggere l’articolo originale

Fissa un appuntamento

Prolasso emorroidario e del retto: come si cura, una nuova generazione di suturatrici meccaniche

Forte ed ampio è stato il dibattito tra i proctologi negli ultimi anni circa il modo migliore possibile di curare le emorroidi ed il prolasso del retto che le determina. In particolare, si parte dal presupposto che sanguinamenti dall’ano per emorroidi in pazienti con stipsi, sono causati dal prolasso del retto che a sua volta determina una congestione delle emorroidi. Queste, scivolando verso il canale anale o al di fuori di esso, al passaggio di feci dure possono sanguinare. In relazione al grado di scivolamento, possono causare anche prurito anale e ano umido.

La cura chirurgica indicata in questi casi e la così detta prolassectomia secondo Longo, dal nome dell’italiano che per primo ha ideato e messo a punto tale intervento. Si tratta di un lifting della parete del retto distale, teso a rimuovere il prolasso che determina da un lato la malattia emorroidaria e dall’altro la ostruita defecazione in particolar modo nelle donne. Tale lifting:

  • permette una disostruzione del lume rettale,
  • riporta le emorroidi al loro posto originario in maniera tale da permettere una guarigione dei sintomi quali sanguinamento, prurito anale e via discorrendo,
  • contribuisce ad un radicale miglioramento della qualità di vita.

Per l’elevato numero di recidive di malattia osservati in letteratura, ci si è posti il problema se eseguire un’asportazione più ampia del prolasso così da ridurne appunto il tasso di recidiva.

Prolasso del retto: cura con suturatrici meccaniche ad alto volume

Per l’esecuzione del prolasso, sono state adottate delle suturatrici meccaniche ad alto volume. Queste permettono una resezione del prolasso più ampia, con una sola macchina e non con due ovvero altri tipi di suturatrici che non garantissero appunto il pieno rispetto di una piena performanza della tecnica chirurgica, intesa sia come ottimale funzionalità e riduzione dei sintomi, sia dei rischi di complicanza post operatoria, soprattutto per ciò che concerne la così detta anastomosi, ossia il ricongiungimento dei segmenti rettali posti a monte ed a valle del cilindro rettale prolassato asportato.

La suturatrice meccanica ad ampio volume permette:

  • un più ampio resecato di prolasso rettale,
  • un miglior confort per il paziente in termini di miglioramento dei sintomi che hanno indotto l’intervento chirurgico,
  • una migliore performanza della tecnica chirurgica che appare più veloce e sicura,
  • una netta riduzione dei rischi di complicanza post operatoria.

Bisogna comunque ricordare che sarà il medico proctologo a porre le indicazioni all’uso di questa suturatrice rispetto ad un altro modello in base alle caratteristiche cliniche del prolasso in ogni singolo paziente.

Fissa un appuntamento

Chirurgia mininvasiva conservativa nel trattamento del cancro del retto, nuovi risultati.

Per quanto riguarda il trattamento del cancro del retto, le tecniche chirurgiche mininvasive hanno reso possibile alcune strategie elaborate per migliorare al tempo stesso la sopravvivenza libera da malattia, la qualità della vita e la riduzione delle recidive locali. In particolare la chirurgia è al centro di un network multidisciplinare: la radio e chemioterapia, l’alimentazione, la fisioterapia, l’endoscopia, l’anatomia patologica e la tecnologia chirurgica insieme al grande contributo dato dallo screening del colon retto, hanno reso possibile l’applicazione di alcune strategie moderne circa il trattamento del cancro del retto.

Sono in atto degli studi centrati su di un modello terapeutico che prevede l’identificazione di tumori del retto assai prossimi al margine anale definiti T2, cioè estesi in profondità alla parete del retto sino ad occupare la sua porzione muscolare, poi a seguire step terapeutici caratterizzati da adeguata radioterapia per 6 settimane associata a cicli di chemioterapia. Terminata la radio e la chemioterapia, sei settimane dopo rivalutazione della neoplasia con risonanza magnetica pelvica, ecografia trans anale e se la neoplasia risulta essere ridotta in maniera significativa, è possibile eseguire l’asportazione per via anale, non per via addominale, della neoplasia secondo criteri chirurgici oncologici ben precisi, aspettando l’esame istologico. È possibile associare poi, sulla base dell’esame istologico, un ulteriore richiamo di radio e/o chemio ovvero l’osservazione clinica.

È bene sottolineare che il modello terapeutico ha delle indicazioni molto specifiche, piccoli tumori del retto la cui profondità non superi lo strato muscolare della parete rettale stessa. Sono in corso degli studi per valutare i vantaggi in termini di sopravvivenza libera da malattia e di qualità di vita in virtù di una chirurgia mininvasiva e conservatrice che al momento, dai risultati preliminari , sembrano essere assai promettenti

Fissa un appuntamento