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Cura della fistola perianale: nuova tecnica chirurgica con il Laser

La tecnica cosiddetta filac, indica la chiusura della fistola con laser CO2. È una tecnica chirurgica che utilizza in maniera ottimale le potenzialità del laser CO2, infatti la fotocoagulazione ottenuta mediante il fascio laser, reso più compatto per la restrizione del raggio, determina la soluzione della fistola senza ledere i fasci muscolari dello sfintere.

In questa maniera è possibile attuare la terapia chirurgica che permette:

  • l’utilizzazione dell’anestesia locale,
  • l’assenza assoluta di alterazioni funzionali dello sfintere,
  • una percentuale di guarigione della fistola molto significativa,
  • una netta riduzione delle recidive
  • lo svolgimento dell’intervento chirurgico in day hospital con notevole vantaggio in termini di comfort post operatorio e per la pronta ripresa delle attività sociali.

I dati osservabili in letteratura in particolare dall’esperienza pubblicata dal dott. Giamundo su “Colorectal Disease” del Febbraio 2014 dal titolo: “Closure of fistula in ano with laser – FiLaC™: an effective novel sphincter saving procedure for complex disease” , si evince che oltre il 73% delle fistole trattate con il laser giunge a guarigione con un possibile recidiva del 20% circa e lo 0% di alterazione funzionale degli sfinteri, dati questi migliorativi rispetto a quelli ottimi peraltro pubblicati per la Lift.

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Ho un forte bruciore all’ano, cosa posso fare?

Il bruciore anale talvolta viene avvertito come sintomo isolato; nella maggior parte dei casi chi lo avverte riferisce una sensazione molto fastidiosa, impossibile da controllare, che limita notevolmente la vita quotidiana nonché le relazioni sociali. I principali momenti in cui lo si avverte sono le tarde ore del pomeriggio, o subito dopo l’evacuazione. Il bruciore anale si può associare ad altri disturbi come per esempio l’ano umido, il prurito anale oppure il sanguinamento anale.

Il bruciore anale è un sintomo che spaventa il paziente, lo induce a chiedere a chiunque e con circospezione se e mai si sa come affrontare questo fatto, cosa prendere e soprattutto se sia mai capitato a qualcuno che poi abbia avuto a che fare con qualche brutto male. In realtà è piuttosto frequente che il bruciore ano rettale sia un sintomo che può o meno associarsi ad altri sintomi, appunto il sanguinamento dell’ano o il prurito anale, che benché distanti tra loro come valenza e significato, tuttavia derivano da un unico comune denominatore e non per forza una patologia a carattere maligno. Ad esempio, il più calzante, il colon irritabile determina diarrea con una o più evacuazioni giornaliere, cosa questa che a sua volta determina l’inizio di una serie di meccanismi che portano all’insorgenza di una ragade anale. Di qui il bruciore associato o meno al sanguinamento ed al prurito.

È quindi importante sottoporsi, senza alcun timore, a una visita proctologica: attraverso la raccolta delle informazioni fornite dal paziente circa i sintomi che accusa e le modalità di insorgenza, unitamente all’esplorazione digitale dell’ano retto si arriva ad una conclusione diagnostica chiara e quindi ad una corretta terapia. La visita colonproctologica è l’approccio più corretto per una chiara diagnosi e per conseguenza all’impostazione di una corretta procedura terapeutica.

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Visita Proctologica, perchè è importante?

Quando abbiamo dei sintomi come raffreddore, febbre, dolori addominali o tosse ci rivolgiamo subito dal medico e talvolta, per fortuna molto raramente, ci indirizzano verso malattie importanti come una polmonite, un’occlusione intestinale od altre patologie severe. Quando si manifestano innvece dei sintomi a carico del retto ano tendiamo a trascurarli e a rimandare l’approfondimento diagnostico, la comparsa di un bruciore anale, di un piccolo sanguinamento anale, la perdita di muco o un tenesmo spesso vengono frequentemente sottovalutati fino a che non divengono più intensi ed invalidanti.

La maggior parte delle volte tali sintomi sono dovuti a patologie benigne facilmente curabili con la semplice modifica dialcune abitudini di vita, altre volte richiedono approfondimenti diagnostici più importanti.

Nel trascurare tali sintomi gioca un ruolo importane la sede ed il pudore che si accompagana a tale localizzazione. E’ importante quindi che l’approccio con il medico sia il più riservato e rispettoso possibile e che si instauri un rapporto di fiducia. Tale rapprto parte dalla professionalità e serietà del proctologo.

Per ottenere una diagnosi esatta aiproblemi proctologici, sia che si tratti di emorroidi, che di una fistola anorettale o di un tumore del colon è necessario come primo passo effettuare un’accurata Visita Proctologica; essa può fornire delle informazioni importanti per spiegare i vostri sintomi, che molto spesso si ripetono fastidiosamente e sono un campanello di allarme, il proctologo dopo avere ascoltato attentamente il paziente circa il suo stato fisico e i vari disagi che lo colpiscono, porrà delle domande mirate sulle abitudini di vita e sulle modalità di comparsa dei sintomi.

Una volta raccolte tutte le informazioni che il proctologo riterrà utili si passerà alla visita vera e propria, dapprima l’ispezione della zona perineale quindi tramite l’anoscopio, uno strumento che permette l’esplorazione del primo tratto del canale anale si possono individiare ed osservare direttamente i segni di alcune patologie, si può ad esempio individuare un polipo del canale anale, si possono osservare delle emorroidi interne non visibili dall’esterno, si può individuare una patologia infiammatoria della mucosa anale, si può individuare l’orifizio interno di una fistola.

Bisogna quindi sempre riservare particolare attenzione a tutti i sintomi che si presentano: sanguinamento, bruciore anale , dolore anale, perché sono sempre indicativi di patologie che, se individuate procemente, possono essere trattate con terapie personalizzate e specifiche.

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Cosa fare in caso di condilomi anali

I condilomi sono delle escrescenze cutanee acuminate, di colorito bianco madre perlaceo, del diametro di qualche millimetro, dovute all’infezione di un virus denominato papilloma virus o HPV appartenente alla famiglia dei Papovavirus. La famiglia dei Papova raccoglie una serie di sottofamiglie o ceppi, il cui grado di virulenza, che altrimenti identifica una sorta di capacità di aggressione esagerata del virus, determina l’estensione della malattia condilomatosa, nonché la capacità intrinseca di trasformarsi in quelle che, a seconda che la localizzazione si manifesti nella regione perianaleo vulvare o nella cervice uterina, vengono definite delle lesione neoplastiche intraepiteliali.

La condilomatosi ha come modalità di trasmissione la via sessuale ed è particolarmente evidente negli omosessuali. La riduzione delle forze immunitarie, come ad esempio avviene nei pazienti affetti da AIDS, e la capacità di virulenza specifica per ogni ceppo di papova virus, danno luogo ad una corrispondenza clinica di trasformazione dei condilomi in neoplasie locali all’anoderma o alla vulva o alla cervice uterina a seconda la localizzazione iniziale della malattia.

Curare i condilomi anali

Per questo quando il paziente sente con il tatto minime escrescenze perianali è opportuno che si sottoponga alla visita di un proctologo. La visita proctologica permette una diagnosi assai precisa confermata dall’ausilio dell’anoscopia, la cui utilità si manifesta in particolar modo per le forme di condilomatosi poste all’interno dell’ano, dunque non evidenti all’auto palpazione.

Il protocollo da seguire in primo luogo è l’asportazione chirurgica dei condilomi, ciò per ottenere una diagnosi istologica e la tipizzazione del ceppo. I ceppi appartenenti per esempio al gruppo 6, 11 hanno una spiccata virulenza e dunque un’intrinseca capacità di dare, in condizioni predisponenti favorevoli così come già detto, quelle neoplasie dette anali intraepiteliali – Anal Intraephitelial Neoplasia.

Successivamente è possibile sottoporre il paziente a terapia medica locale con creme, alcune delle quali con spiccata capacità chemioterapica, i cui scopi sono quelli di rafforzare l’azione chirurgica e di impedire la crescita di ulteriori condilomi. A seguire controlli a distanza in primo luogo dopo 3 mesi poi ogni 6 mesi per i primi 3 anni. È possibile inoltre associare, nella fase subito successiva alla terapia chirurgica, vaccini specifici per il Papova virus che ulteriormente contribuiscono al controllo della malattia.

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Gestione delle stomie – Stoma Care

Il termine stomia deriva dal greco e significa apertura “bocca”, ovvero l’abboccamento di un viscere o di una cavità dell’apparato digerente o urinario alla cute con la conseguente creazione di una comunicazione tra interno e l’esterno. L’igiene e l’apparecchiatura della stomia sono comunemente definite come “Stoma-care“.

Cos’è lo stoma care

Lo stoma care consiste in una serie di interventi che ci permettono di ottenere una corretta pulizia ed apparecchiatura della stomia per la prevenzione delle complicanze cutanee e stomali e una altrettanto corretta buona adesività del presidio.

L’obiettivo di una corretta gestione del presidio stomale sono:

  • Mantenere la cute peristomale integra;
  • Impedire l’infiltrazione degli effluenti al di sotto della placca;
  • Mantenere in situ il presidio per il tempo prestabilito;
  • Favorire il benessere psico-fisico della persona stomizzata permettendogli unadeguato adattamento al nuovo schema corporeo.

La cura e la riabilitazione del paziente stomizzato fanno parte di un percorso che prevede un importante lavoro di equipe, dove per lavorare bene occorre condividere concetti chiari di pianificazione assistenziale. Innanzitutto con lo stoma care dobbiamo rispondere al bisogno di integrità cutanea in zona peristomale, al bisogno di conoscenze relative alla corretta gestione della stomia, al bisogno di sicurezza e rinforzo psicologico e lo possiamo fare educando la persona a una corretta gestione della stomia stessa, scegliendo insieme a lui la protesi più adatta e intervenendo con specifici trattamenti in caso di complicanze.

Tutto questo ci porta al conseguimento dell’obiettivo principale che è l’autonomia della persona, evitando le complicanze da stoma care non corretto, evitando gli sprechi di materiale protesico (dal momento che c’è un quantitativo obbligatorio di fornitura mensile).

Lo stoma care entra a far parte di un percorso educativo che l’infermiere esperto (stomaterapista) inizia con la persona candidata al confezionamento di una stomia e la sua famiglia (care-giver), fin dal pre-operatorio.

Secondo la definizione dell’OMS

l’educazione terapeutica consiste nell’aiutare il paziente e la sua famiglia a comprendere la malattia e il trattamento, a collaborare alle cure, a farsi carico del proprio stato di salute ed a conservare e migliorare la propria qualità di vita.

L’intervento educativo deve favorire il raggiungimento dell’autonomia, migliorare le conoscenze, le abilità necessarie alla persona o al care-giver, per meglio gestire la nuova situazione in modo da poter raggiungere una soddisfacente qualità di vita.

La presa in carico del paziente nella fase preoperatoria, prevede, come per qualsiasi intervento chirurgico, che vi sia un accertamento clinico (esami ematici, strumentali ecc), infermieristico specifico (preparazione fisica, intestinale e psicologica) e un colloquio per l’ individuazione del care-giver e per attuare il disegno preoperatorio finalizzato a una corretta posizione della stomia sulla parete addominale. Queste procedure sono indirizzate a Colostomizzati, Ileostomizzati e Urostomizzati.

Procedura stoma care

Per un corretto stomacare dobbiamo preparare il seguente materiale:

  • Sacchetto per i rifiuti
  • Acqua tiepida di rubinetto
  • Sapone neutro
  • Panno carta
  • Calibratore di stomia
  • Forbici a punte arrotondate
  • Idoneo presidio di raccolta a uno o due pezzi.

La procedura prevede la rimozione del presidio dall’alto verso il basso tenendo la cute con le dita per evitare così di trazionare troppo la cute peristomale; detersione della cute peristomale dall’esterno all’interno per le colostomie e le ileostomie, al contrario dall’interno all’esterno per le urostomie, con acqua tiepida e sapone neutro; risciacquo con le stesse modalità; asciugare la cute tamponando per evitare così arrossamenti o lesioni traumatiche; misurare il calibro dello stoma con il calibratore; ritagliare il foro della placca adattandolo al diametro dello stoma (massimo 2 mm più largo); è possibile utilizzare ausili per la protezione cutanea (film protettivi o pasta); procedere all’applicazione del presidio facendolo aderire dal basso verso l’alto, appoggiando prima il lato inferiore del foro alla base dello stoma.

Naturalmente se si utilizza un presidio in 2 pezzi la procedura prevede prima il distacco della sacca, poi della placca e nell’applicazione prima la placca con le stesse modalità del monopezzo e poi la sacca. Sono assolutamente da evitare disinfettanti di ogni tipo, etere, alcool, benzina o cloro derivati.

Per quanto riguarda i consigli alimentari, è importante che le persone comprendano soprattutto quali sono gli effetti dei singoli alimenti sull’apparato gastro- intestinale.

Presidi per lo stoma care

Il presidio ideale dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

  • perfetta adesività
  • protezione della zona peristomale
  • assenza di residui alla rimozione
  • anallergicità
  • impermeabilità totale ai liquidi e agli odori
  • silenziosità
  • discrezione.

La procedura per la gestione della stomia prevede una prima apparecchiatura in sala operatoria con presidio 2 pezzi con placca a protezione integrale e sacca trasparente per meglio monitorare lo stato dello stoma nelle prime 48 ore post-operatorie; una prima sostituzione del presidio dopo 48 ore dall’intervento chirurgico e un precoce coinvolgimento nello stoma care del paziente e/o care-giver.

  • Per le colostomie avremo sacca a fondo chiuso,
  • per le ileostomie sacca a fondo aperto,
  • per le urostomie sacca con valvola di scarico.

Tutti e tre i tipi possono essere 2 pezzi o monopezzo. Alla dimissione occorre accertarsi che il paziente sia in grado di autogestirsi o che ci sia un care-giver in grado di farlo, nell’eventualità che il paziente non abbia le capacità manuali o altre problematiche che ostacolino l’apprendimento; si consegna il materiale informativo cartaceo (opuscoli informativi) riguardanti lo stoma care, consigli alimentari; sufficienti presidi per affrontare i primi giorni a domicilio in attesa della fornitura mensile conseguente al piano terapeutico compilato dallo stomaterapista che gli permetterà di ricevere gratuitamente il materiale; gli si daranno indicazioni sulla possibilità di fare la doccia o andare al mare, sulla necessità di portare con sé un borsello con il minimo necessario per un cambio se si esce di casa ma soprattutto fondamentale dare riferimenti sul centro di stomaterapia più vicino con numeri di telefono concordando il primo controllo ambulatoriale.

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Colon irritabile, una patologia sfuggente

Il colon irritabile è una patologia funzionale, cioè una situazione in cui non esistono delle precise alterazioni anatomiche evidenziabili con un esame visivo diretto o con prelievi bioptici. In quanto tale, la diagnosi è essenzialmente clinica, basata sulla raccolta delle informazioni (anamnesi), sulla visita e sugli esami tesi a escludere altre patologie.

Sintomi del colon irritabile

Tale patologia è caratterizzata da dolori addominali, senso di gonfiore addominale, alterazioni dell’alvo come diarrea o stipsi.  Nel secolo scorso era una diagnosi molto frequente e rappresentava quasi uno status sociale, attualmente per porre una diagnosi di colon irritabile, dopo aver raccolto una accurata storia clinica, vanno escluse tutta una serie di patologie che possono causare i medesimi disturbi. Anche se questa patologia riconosce alcuni fattori psicogeni legati allo stress e all’ansia non va erroneamente interpretata come una “malattia immaginaria”, deve anzi essere diagnosticata e inquadrata correttamente per poter attuare tutti i rimedi e le terapie adeguate per migliorare la qualità di vita del paziente che talvolta può essere talmente alterata da compromettere la normale attività lavorativa e sociale.

Cause del colon irritabile

Il colon irritabile o Sindrome del colon irritabile viene anche definita colon spastico ed è una patologia relativamente frequente, si ritiene che in Italia ne sia affetto il 10% della popolazione. Tale sindrome è caratterizzata, come già accennato sopra, da dolori addominali, diarrea o stipsi o entrambe. Può anche essere presente gonfiore addominale. Non vi sono alterazioni organiche della mucosa intestinale, ma la sintomatologia e la necessità di andare frequentemente al bagno durante la giornata possono compromettere seriamente la normale attività lavorativa ed di relazione.

Le cause della sindrome da colon irritabile sono attualmente sconosciute, anche se vi sono alcune teorie che ritengono che alla base di questo disturbo vi sia un’alterazione della controllo o regolazione dell’intestino da parte del cervello. Vi sono comunque dei fattori che possono scatenare o favorire la manifestazione di questa disfunzione.

Generalmente questa patologia è più frequente nella donna che nell’uomo e si manifesta per la prima volta verso i 20 – 30 anni, è rara la comparsa dopo i 50 anni. Una storia familiare di sindrome del colon irritabile predispone statisticamente ad una maggiore incidenza. Va inoltre notato che talvolta è associata a sindromi ansioso depressive.

Questa malattia non ha delle caratteristiche anatomopatologiche specifiche e quindi la diagnosi è essenzialmente clinica, si basa prevalentemente su un’accurata raccolta da parte del proctologo o del medico curante della storia clinica completata laddove sia necessario da alcuni accertamenti, come ad esempio una colonscopia, per escludere altre patologie.

Lo stress può essere un fattore scatenante i disturbi caratteristici della sindrome da colon irritabile e a sua volta la necessità di andare continuamente al bagno può costituire un fattore causa di stress.

Rimedi al colon irritabile

È importante riuscire ad individuare quali fattori possono scatenare la sintomatologia, benché non vi siano specifici alimenti o farmaci che siano la causa di questa sintomatologia si dovrebbe porre attenzione alla correlazione con l’assunzione di certi cibi o farmaci che nel singolo individuo possano essere riconosciuti come fattore di innesco.

In linea generale si possono fornire dei consigli dietetici che sono comunque la base per ogni corretta alimentazione, cioè l’assunzione di acqua in quantità adeguata durante la giornata, almeno 1 litro e mezzo, cibi contenenti fibre, evitare l’assunzione di caffè, alcool e cibi grassi; naturalmente se si individuano degli alimenti scatenanti la sindrome andranno eliminati dalla dieta. Anche l’uso dei probiotici può essere di aiuto nel controllo della sintomatologia diarroica.

L’uso di farmaci antidiarroici o lassativi va effettuato con cautela e solo con prescrizione medica, non effettuate nessuna terapia a tempo indeterminato senza frequenti controlli dal vostro medico, perché entrambi questi tipi di farmaci possono dare degli effetti collaterali se assunti per lunghi periodi o cronicamente.

Un’attività fisica moderata può contribuire a dare un maggiore senso di benessere ed una riduzione dello stress che possono aiutare nel controllo della sintomatologia. Altri strumenti di supporto possono essere costituiti dall’ipnosi, dal biofeedback e da tecniche di rilassamento.

È importante sottolineare che la sindrome da colon irritabile dopo le prime fasi di esordio con acuzie e fasi più quiescenti nel tempo tende a stabilizzarsi, è una patologia benigna e non evolve assolutamente in patologie più gravi come la rettocolite ulcerosa od il tumore del colon.

Chiarite qualunque dubbio con il proctologo o con il vostro medico curante.

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Dolore da emorroidi, cosa fare e cosa non fare

Spesso quando insorge un fastidio nella zona perianale, accompagnato o meno da sanguinamento, si cercano i rimedi più vari per eliminare questa fastidiosa sintomatologia, ma è sempre corretto quello che si fa o ancora peggio quello che ci consigliano di fare? Non è mai banale ricordare che il primo passo da fare quando si ha una sintomatologia della zona perianale caratterizzata da bruciore, sanguinamento, prurito è la consultazione di un medico, possibilmente uno specialista proctologo per definire essenzialmente la diagnosi corretta. Partendo da un giusto inquadramento del problema è possibile applicare il corretto rimedio.

L’alimentazione

In primo luogo è importante considerare l’aspetto nutrizionale che è valido anche per altre patologie proctologiche come stipsi o ragadi anali, in quanto è valido il principio del mantenimento di una massa fecale valida e morbida. L’intestino per consentire un buon transito, assorbimento ed eliminazione delle sostanze alimentari, a prescindere dalle singole patologie individuali, ha bisogno di un apporto alimentare con alcune caratteristiche fondamentali: poca carne, fibre, verdura, frutta e cereali  e di un adeguato apporto idrico, circa 2 litri di acqua al giorno. Devono essere evitati o limitati alcuni tipi di alimenti che possono essere irritanti come alcool e superalcolici, alcune spezie piccanti come pepe e paprika, caffè, tè,  bibite gasate, insaccati, formaggi, scatolame,  grassi animali, fritture, cioccolato. Vanno anche evitati altri alimenti che hanno una funzione astringente che possono provocare un eccessivo indurimento della massa fecale ed aumentare in tal modo la sintomatologia dolorosa durante la defecazione. Spesso quando si ha una patologia dolorosa dell’ano si tende a mangiare di meno e a bere di meno per paura di andare di corpo e quindi esporsi al dramma doloroso della defecazione. È invece importante mantenere un buon transito delle feci nell’intestino e fare in modo che queste siano morbide anche intervenendo a livello del canale anale in modo che l’atto dell’evacuazione non sia doloroso. A tale scopo sono utili creme lubrificanti con delle sostanze anestetiche e lenitive che aiutano espellere le feci riducendo al minimo la sintomatologia dolorosa. È importante lavarsi spesso e applicare la crema prima e dopo la defecazione.

La defecazione

Da non trascurare la posizione durante la defecazione, il modo più naturale di espellere le feci è la posizione accovacciata (squatting), tale assetto è possibile tenerlo solo nei bagni cosiddetti alla “turca” e nelle moderne toilettes abbiamo normalmente la tazza, per diminuire lo sforzo e quindi la pressione sulle emorroidi si dovrebbero tenere i talloni sollevati – meglio se con un appoggio sotto i piedi – e tenendosi con le mani sotto il bordo della tazza fare trazione per aiutarsi. Con queste manovre si aiuta il rilasciamento dello sfintere anale e migliora l’espulsione della massa fecale.

 

L’igiene intima

Dopo la defecazione la pulizia dell’ano con la carta va eseguita delicatamente, per quanto banale possa sembrare questa accortezza evita l’ulteriore aggravamento di una sintomatologia già di per se stessa fastidiosa, potrebbe essere utile usare dei fazzoletti imbevuti per neonati con movimenti lievi come se si usasse un tampone anziché adoperare movimenti energici che non producono altro che un’ulteriore irritazione delle emorroidi già infiammate.

Sono da evitare, come è intuitivo, lavaggi con acqua eccessivamente calda della zona interessata dalla patologia dolorosa, ma è anche assolutamente da evitare il lavaggio delle emorroidi congeste con acqua fredda poiché a fronte di un apparente refrigerio la vasocostrizione provocata dalla bassa temperatura porta ad un ulteriore peggioramento della congestione dei vasi emorroidari. È invece utile il lavaggio con acqua appena tiepida che ha la funzione di pulire la zona interessata e quindi rimuovere il materiale irritante costituito da residui fecali e secrezioni, causa a sua volta dell’aggravamento della sintomatologia.

Dopo il lavaggio della zona anale per asciugare è consigliabile tamponare con un piccolo asciugamano ed evitare assolutamente di strusciare la zona infiammata.

La postura

Nonostante il fastidio sia intenso bisogna assolutamente evitare di rimane fermi, in stazione eretta o seduta, troppo a lungo. La pressione nei vasi emorroidari durante i periodi di immobilità aumenta e peggiora la sintomatologia, quindi se è importante l’attività fisica per prevenire la manifestazione della malattia emorroidaria, anche nella fase acuta il movimento ha un ruolo importante nel controllo della sintomatologia.

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Terapia anticoagulante orale e intervento chirurgico proctologico

Alcuni pazienti che devono affrontare un intervento proctologico assumono dei farmaci, detti anticoagulanti, che hanno lo scopo di rendere più fluido il sangue. Queste terapie vengono somministrate per vari tipi di problemi di salute che comportano un rischio aumentato di formazione di coaguli o trombi e successiva migrazione (embolia). Le persone che soffrono di fibrillazione atriale (un’aritmia cardiaca) o che hanno presentato un’embolia polmonare (migrazione di un trombo nell’albero vascolare polmonare) si trovano ad assumere cronicamente questi farmaci.

Se da un lato l’assunzione di queste sostanze previene ulteriori fenomeni trombotici o embolici, d’altro canto la somministrazione di farmaci anticoagulanti comporta un allungamento dei tempi di coagulazione e quindi, come ben sa chi ne fa uso, quando si verifica anche una piccola ferita il sanguinamento è prolungato e si deve effettuare una lunga compressione prima che si arresti la perdita ematica.

Anticoagulanti e chirurgia

Chiaramente l’atto chirurgico eseguito in queste condizioni presenta dei rischi di sanguinamento maggiori e più difficilmente controllabili. Per fortuna abbiamo vari accorgimenti e risorse farmacologiche per eseguire interventi sia in caso di urgenza che in elezione. Quanto esponiamo in questo articolo è valido sia per l’intervento proctologico che per qualsiasi altro tipo di intervento chirurgico.

Nel caso di una urgenza chirurgica deve essere sempre eseguito un controllo della coagulazione e, in base ai risultati ottenuti, possiamo somministrare o del plasma fresco congelato, che contiene molti dei fattori della coagulazione o dei preparati che contengono specificamente alcuni fattori della coagulazione, chiaramente la necessità della somministrazione di questi presidi andrà decisa di volta in volta dal medico, spesso l’anestesista.

Nel caso il paziente debba eseguire un intervento programmato, a seconda del farmaco somministrato, Coumadin o Sintrom,  la terapia dovrà essere sospesa alcuni giorni prima dell’intervento. Dato che i due farmaci hanno una durata di azione differente verranno prescritti degli schemi terapeutici per ciascun farmaco che tengono presente del tempo in cui cessa il loro effetto. Sarà comunque aggiunta una terapia con dei farmaci chiamati eparine a basso peso molecolare (EBPM) che hanno lo scopo di fluidificare il sangue senza produrre un aumento dei tempi di sanguinamento. Vengono somministrati con una piccola puntura sottocutanea effettuata sulla parete addominale o, in alternativa, sulla faccia laterale del braccio. Se l’intervento verrà eseguito di mattina, l’ultima somministrazione dell’eparina verrà effettuata la sera prima. La sera dopo l’intervento si potrà effettuare la nuova puntura di eparina sottocute e dopo alcuni giorni, con l’ausilio del controllo della coagulazione, riprenderà la somministrazione dell’anticoagulante. Quando i valori della coagulazione saranno nuovamente ad un livello terapeutico (generalmente un INR compreso tra 2 e 3) si sospenderanno le punture. Potrà essere effettuata anche l’anestesia subaracnoidea o la peridurale, bisognerà aspettare circa 12 dall’ultima somministrazione di eparina prima di eseguire la tecnica. Chiaramente il vostro chirurgo e l’anestesista vi daranno dettagliate istruzioni sui tempi di somministrazione dei vari farmaci.

Il proctologo, chi è

Ancora oggi, nell’immaginario comune, è sconosciuto lo specialista che si occupa delle patologie del colon retto ano. In altri termini i pazienti affetti da queste patologie si rivolgono al medico di base in primo luogo, raramente al gastroenterologo. Una volta sottoposti a visita, medico di base o gastroenterologo prescrivono al paziente terapie che, in alcuni casi, a detta dei pazienti, possono risultare inefficaci . Negli ultimi anni, grazie anche alle conoscenze sempre più approfondite del sistema anatomico colon retto ano, del suo funzionamento e della miscellanea di patologie che ruota intorno a questo mondo, si è appunto delineata la figura del proctologo. Il proctologo è pertanto la figura specialistica specifica per le patologie del colon retto ano. Al momento, soprattutto in Italia, non esiste una scuola di specializzazione in colonproctologia, pertanto non ci si può fregiare del titolo di specialista in proctologia; esistono dei master, corsi intensivi universitari, che sono in grado di formare in termini culturali il medico, già specialista in una disciplina prevalentemente chirurgica, sul mondo delle patologie colo-retto-anali. In Francia esiste la possibilità di conseguire un diploma universitario in colonproctologia, della durata di un anno, dove si apprendono tutte le patologie e le terapie chirurgiche e non che ruotano intorno al mondo colo rettale. Le tipologie patologiche variano in maniera importante: si basano essenzialmente su patologie di natura funzionale, ovvero patologie che determinano un malfunzionamento del colon retto ano come ad esempio accade nelle incontinenze anali, nella stipsi, nella malattia emorroidaria, nella sindrome da ostruita defecazione, nel colon irritabile, nella dissinergia del pavimento pelvico. Le patologie di natura neoplastica, infettive ed infiammatorie croniche come ad esempio la retto colite ulcerosa, la patologia dermatologica perianale ad esempio la condilomatosi perianale, le malattie infiammatorie acute come l’ascesso perianale, la fistola perianale e la fistola sacro coccigea, completano il complesso quadro clinico di cui il proctologo deve essere in possesso delle conoscenze fisiopatologiche ed anatomopatologiche, nonché delle terapie chirurgiche e mediche, tenuto conto che è proprio nel campo proctologico che si sono registrate le più importanti innovazioni tecnologiche e di tecnica chirurgica degli ultimi anni. Pur esistendo delle società scientifiche di alto significato dove i proctologi si riconoscono e si confrontano, non esiste ancora un albo dei proctologi. Il proctologo a Roma, ad esempio, può essere chiunque sia specialista in chirurgia generale, pertanto è sempre importante valutare il curriculum vitae di ciascun professionista che si dice essere proctologo, in particolare osservando la tipologia della casistica operatoria dichiarata e gli argomenti pubblicati su riviste scientifiche o partecipazioni a congressi dedicati alla proctologia dichiarati. Sapere che esiste la figura medica del proctologo è importante anche e soprattutto perché in questa maniera è possibile superare tutti quegli ostacoli figli di reticenze, tabù e pudori che troppe volte hanno impedito a pazienti, con patologie importanti, di trovare soluzioni importati per le proprie sofferenze.

Agopuntura nella stipsi

Nella medicina tradizionale cinese (in alcuni articoli riportata con l’abbreviazione MTC) la stipsi viene vista come effetto di diverse alterazioni dell’equilibrio energetico dell’organismo umano, vengono identificati diversi tipi di stipsi ad ognuno dei quali corrisponde un diverso trattamento. Per tipi di stipsi si intendono differenti meccanismi per cui si instaura la patologia. Apparentemente la medicina tradizionale cinese e la medicina ufficiale sembrano partire da principi molto diversi tra di loro ed effettivamente  notiamo enormi differenze sia nell’approccio diagnostico che terapeutico, ma non per questo sono in contrasto, queste due visioni sono complementari ed intervengono su aspetti diversi delle patologie. Troviamo dei punti in comune sulle  norme igieniche e alimentari. Del resto la moderna medicina, oltre all’aspetto diagnostico e terapeutico, sta oggi investendo molte delle proprie energie nella prevenzione intesa non solo come diagnosi precoce, ma anche come ricerca di tutti quei fattori ambientali, alimentari e psicosociali che possono portare a uno squilibrio dei vari sistemi del corpo umano e che sono il presupposto dello sviluppo  di molte patologie.

L’agopuntura viene ormai praticata nel mondo occidentale da molti anni e non costituisce più una alternativa misteriosa alla medicina cosiddetta ufficiale, attualmente rappresenta un’ulteriore approccio diagnostico-terapeutico, che affianca la medicina occidentale consentendo di affrontare diverse patologie da un angolazione diversa ed aiutare a curare senza i rischi o le complicanze insite nei trattamenti chirurgici o farmacologici. L’agopuntura ha una sua precisa collocazione in medicina e bisogna sempre valutarne le possibilità e i limiti. Chiaramente alla base di ogni trattamento c’è una corretta diagnosi, quindi una volta evidenziate delle cause organiche è importante trattarle nel modo adeguato, ad esempio una stipsi che riconosce come causa un tumore del colon deve essere risolta con un trattamento chirurgico, laddove invece vi siano accanto a delle cause organiche dei fattori funzionali, l’agopuntura è in grado di trattarli, riequilibrando l’organismo umano.

Per quanto riguarda i tumori, in alcuni casi, pur non essendo l’agopuntura in grado di trattare la malattia principale, tale tecnica è però in grado di alleviare dei sintomi collaterali, che spesso accompagnano il trattamento chemioterapico o antalgico, mi riferisco alla stipsi causata dagli analgesici oppiacei usati per il trattamento del dolore o alla nausea provocata dai chemioterapici.

Diagnosi della stipsi nell’agopuntura

L’agopuntura prevede una diagnosi di tipo diverso da quella della medicina occidentale, in quanto non viene visto il sintomo o l’organo a sé stante, ma la patologia viene inquadrata come un’alterazione delle componenti energetiche dell’organismo, che talvolta possono essere in eccesso e talvolta in difetto. Per tale motivo l’uso degli aghi funge come una porta di entrata o di uscita dei flussi energetici. Tale azione degli aghi è anche supportata dal fatto che i punti tradizionali di agopuntura hanno un corrispettivo fisico, cioè se  andiamo a misurare la resistenza di tali punti troviamo che in tale sede la cute ha una resistenza elettrica molto più bassa della cute immediatamente circostante. Su tale principio funzionano gli apparecchi cercapunti usati  quando necessario dagli agopuntori per individuare esattamente la sede dove introdurre l’ago.

Trattamento della stipsi con agopuntura

Gli aghi sono sottilissimi, fini come un capello, e hanno un’impugnatura in un metallo differente dallo stelo dell’ago stesso, talvolta l’impugnatura è composta da due metalli differenti – quindi l’ago viene chiamato trimetallico, questa struttura genera una differenza di potenziale elettrico che dà luogo verosimilmente a dei flussi elettrici tra gli aghi posizionati nelle diverse sedi.

Può sembrare strana la sede in cui vengono posizionati gli aghi, spesso vengono infissi in delle zone del corpo distanti dall’organo interessato dalla patologia che vogliamo trattare. Per esempio un punto di agopuntura usato frequentemente è situato sulla mano sulla parte dorsale tra il primo e secondo dito (4 del grosso intestino), in questa sede  decorre  un percorso energetico detto meridiano su cui è necessario agire per estrarre o fornire energia. In generale un ago può essere usato per disperdere o tonificare un punto situato su uno dei meridiani o su punti fuori meridiano.

La classificazione della stipsi in medicina tradizionale cinese è basata sugli squilibri in eccesso o in difetto di alcuni sistemi dell’organismo umano e in base a ciò vengono individuati altrettante possibilità terapeutiche che comprendono sia l’agopuntura sia norme dietetico-alimentari nonché talvolta anche altre tecniche o ausili terapeutici come moxibustione e/o omeopatia.

Stipsi da accumulo di calore

L’assunzione di alimenti che apportano calore come salumi, carne, peperoncino, l’abuso di alcolici come anche le  malattie febbrili possono dare un aumento di calore nello stomaco e nell’intestino. In questa forma di stitichezza si possono pungere  lungo il meridiano del grosso intestino i punti GI 4 e GI 11 localizzati sulla mano e sulla piega del gomito  e tonificare la parte inferiore del meridiano dello stomaco. Sono consigliati alimenti freschi per allontanare il calore dall’intestino crasso come, miele, latte di mucca, spinaci, pere.

Stipsi da ristagno o da accumulo di freddo

In questa forma, che riscontriamo prevalentemente negli anziani o dopo malattie che hanno indebolito l’organismo, prevalgono i segni di ridotta motilità intestinale, con una sensazione di freddo alle estremità degli arti, ad una sintomatologia dolorosa addominale variabile si accompagna una perdita di appetito ed un bisogno di calore.

Devono essere trattati alcuni punti fra cui il 4 del vaso governatore (VG 4) che rafforza la parte alta del meridiano del rene (yang), il 3 del meridiano del rene (R 3) e il 23 del meridiano della vescica (V 23). Utili dal punto di vista alimentare carne di pollo e di montone, gamberetti, porri e chiodi di garofano.

Stipsi da ristagno di energia

Quando l’energia ristagna nel fegato si altera il normale flusso in tutto l’organismo, ristagna anche l’energia di milza e pancreas e del riscaldatore medio. Ne risulta alterato il flusso che scende dallo stomaco verso l’intestino crasso. Si manifesta una sintomatologia da ristagno: addome gonfio e dolente, meteorismo ed eruttazioni con diminuzione dell’appetito. Generalmente sono presenti problemi che coinvolgono la sfera psichica.

Si pungono alcuni punti del meridiano della vescica V18 e V20 posti a lato della colonna vertebrale e un punto del meridiano del fegato F14 situato sulla parete toracica anteriore alcuni centimetri sotto il capezzolo. Si consiglia un’alimentazione con pasti leggeri, alimenti caldi come anche sostanze piccanti, utili aglio, basilico, porro e lattuga. Evitare alimenti acidi che possono rallentare l’intestino.

Stipsi da deficit di energia

In questo tipo di stipsi la carenza energetica è nel sistema milza e nel polmone (inteso dal punto di vista agopunturistico) per cui, anche se le feci prodotte sono normali, vi è l’incapacità ad espellerle. L’atto della defecazione è faticoso e lascia estenuati. Si verifica normalmente nei soggetti con patologie respiratorie croniche come la bronchite cronica ostruttiva, l’asma bronchiale e l’enfisema, la riscontriamo anche nelle persone con diverticolosi intestinale. Il soggetto interessato da questo tipo di stipsi presenterà la sintomatologia del bronchitico cronico, con tosse e difficoltà respiratorie, facile affaticabilità nonché meteorismo intestinale.

Si possono trattare alcuni punti del meridiano della vescica V13 e V20 situati lateralmente alla colonna vertebrale  e un punto del meridiano del polmone P9 situato sulla piega anteriore del polso. In questa situazione sono utili gli alimenti dolci, mentre sono da evitare i cibi piccanti e le spezie. Si consigliano uva, noci, arachidi e mais; latte di mucca o di pecora.

Stipsi da deficit di sangue

Può essere causata da una carenza vera e propria si sangue – anemia – oppure da un una diminuzione della componente jing del sangue, cioè la componente più materiale, a differenza della shen, più eterea. Si può riscontrare nell’età avanzata o negli stati di malnutrizione. Il sangue porta nutrimento ai tessuti fra cui anche l’intestino, quindi una carenza di apporto ematico causa una scarsa fluidificazione dell’intestino e le feci divengono asciutte e quindi si instaura la stipsi. Avremo una cute pallida e asciutta, si potrebbero avere vertigini e soffrire di insonnia, la frequenza cardiaca potrebbe presentare delle accelerazioni.

Lo scopo del trattamento è di portare nutrimento al sangue e rendere l’intestino più scorrevole. Per ottenere questo scopo si devono pungere dei punti del meridiano della vescica che sono posti a fianco della colonna vertebrale V15, V17, V18, V20 e un punto del meridiano della milza posto poco sopra il malleolo interno MP6. Alimenti che stimolano la formazione del sangue sono la carne di manzo e di maiale, l’anguilla, il granchio e il polipo, utili anche ciliege, castagne, noci, pere e pesche.