Per Appuntamenti +39.333.3926736 o +39.388.1183640

Dic
10

Terapia anticoagulante orale e intervento chirurgico proctologico

Thumbnail di Terapia anticoagulante orale e intervento chirurgico proctologico

Alcuni pazienti che devono affrontare un intervento proctologico assumono dei farmaci, detti anticoagulanti, che hanno lo scopo di rendere più fluido il sangue. Queste terapie vengono somministrate per vari tipi di problemi di salute che comportano un rischio aumentato di formazione di coaguli o trombi e successiva migrazione (embolia). Le persone che soffrono di fibrillazione atriale (un’aritmia cardiaca) o che hanno presentato un’embolia polmonare (migrazione di un trombo nell’albero vascolare polmonare) si trovano ad assumere cronicamente questi farmaci.

Se da un lato l’assunzione di queste sostanze previene ulteriori fenomeni trombotici o embolici, d’altro canto la somministrazione di farmaci anticoagulanti comporta un allungamento dei tempi di coagulazione e quindi, come ben sa chi ne fa uso, quando si verifica anche una piccola ferita il sanguinamento è prolungato e si deve effettuare una lunga compressione prima che si arresti la perdita ematica.

Anticoagulanti e chirurgia

Chiaramente l’atto chirurgico eseguito in queste condizioni presenta dei rischi di sanguinamento maggiori e più difficilmente controllabili. Per fortuna abbiamo vari accorgimenti e risorse farmacologiche per eseguire interventi sia in caso di urgenza che in elezione. Quanto esponiamo in questo articolo è valido sia per l’intervento proctologico che per qualsiasi altro tipo di intervento chirurgico.

Nel caso di una urgenza chirurgica deve essere sempre eseguito un controllo della coagulazione e, in base ai risultati ottenuti, possiamo somministrare o del plasma fresco congelato, che contiene molti dei fattori della coagulazione o dei preparati che contengono specificamente alcuni fattori della coagulazione, chiaramente la necessità della somministrazione di questi presidi andrà decisa di volta in volta dal medico, spesso l’anestesista.

Nel caso il paziente debba eseguire un intervento programmato, a seconda del farmaco somministrato, Coumadin o Sintrom,  la terapia dovrà essere sospesa alcuni giorni prima dell’intervento. Dato che i due farmaci hanno una durata di azione differente verranno prescritti degli schemi terapeutici per ciascun farmaco che tengono presente del tempo in cui cessa il loro effetto. Sarà comunque aggiunta una terapia con dei farmaci chiamati eparine a basso peso molecolare (EBPM) che hanno lo scopo di fluidificare il sangue senza produrre un aumento dei tempi di sanguinamento. Vengono somministrati con una piccola puntura sottocutanea effettuata sulla parete addominale o, in alternativa, sulla faccia laterale del braccio. Se l’intervento verrà eseguito di mattina, l’ultima somministrazione dell’eparina verrà effettuata la sera prima. La sera dopo l’intervento si potrà effettuare la nuova puntura di eparina sottocute e dopo alcuni giorni, con l’ausilio del controllo della coagulazione, riprenderà la somministrazione dell’anticoagulante. Quando i valori della coagulazione saranno nuovamente ad un livello terapeutico (generalmente un INR compreso tra 2 e 3) si sospenderanno le punture. Potrà essere effettuata anche l’anestesia subaracnoidea o la peridurale, bisognerà aspettare circa 12 dall’ultima somministrazione di eparina prima di eseguire la tecnica. Chiaramente il vostro chirurgo e l’anestesista vi daranno dettagliate istruzioni sui tempi di somministrazione dei vari farmaci.