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Ott
30

Una nuova tecnica chirurgica per il prolasso multiorgano del pavimento pelvico

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La necessità di interpretare il pavimento pelvico e il perineo, nei loro compartimenti anteriore e posteriore, secondo una moderna e unitaria visione esce ulteriormente rafforzata dal recente congresso della Società Italiana Unitaria di Colonproctologia, soprattutto nella donna, sesso maggiormente affetto dalle patologie da prolasso. Difatti appare evidente come, seppure organi dalle funzioni differenti, l’apparato urinario con la vescica, genitale con l’utero e digestivo con il retto, non possano essere pensati come indipendenti tra loro in senso assoluto. In realtà proprio perché sorretti dal pavimento pelvico a guisa di amaca e soprattutto perché il sistema di irrorazione vascolare e di innervazione è tale da risultare essere condiviso, le patologie funzionali da prolasso devono essere viste in maniera univoca.

Si sta sviluppando intorno a questa tematica la consapevolezza che, in un futuro non troppo lontano, tutte le patologie del pavimento pelvico e degli organi in esso compreso debbano essere valutate non più singolarmente dal proctologo o dall’uroginecologo, ma da entrambi i professionisti. In attesa che dalle scuole di specializzazione in chirurgia possa nascere la figura del perineologo, lo specialista che autonomamente si occuperà di tutte le patologie, traumatologiche, funzionali e neoplastiche, proprie del perineo e del pavimento pelvico, sia del comparto anteriore con l’apparato urinario e genitale, che del comparto posteriore relativamente all’apparato digerente.

Trattamento mininvasivo dei prolassi multiorgano del pavimento pelvico

Precursore di questo approccio è stato Antonio Longo, uno tra i più importanti chirurghi colo rettali italiani, che tanto impulso ha dato a questa disciplina, e che recentemente ha messo a punto una nuova tecnica chirurgica per il trattamento mininvasivo dei prolassi multiorgano del pavimento pelvico. La tecnica chirurgica, definita P.O.P.S. acronimo di sospensione del prolasso multiorgano, si basa infatti sulla visione unitaria del prolasso degli organi sospesi da pavimento pelvico. Essa prevede l’approccio laparoscopico: vengono eseguite tre minincisioni in corrispondenza dell’ombelico e poi rispettivamente al fianco destro e al fianco sinistro, in modo da permettere l’introduzione dei trocars attraverso i quali si ottiene una completa operatività nella pelvi. Successivamente viene introdotta una rete a forma di V dalle ali molto lunghe, la base della V si fissa sulla parete anteriore molto prossima alla cupola dell’utero o, in assenza chirurgica di questo, si fissa sulla vagina. Poi vengono eseguite altre due minincisioni rispettivamente in corrispondenza dell’ala iliaca destra e sinistra attraverso le quali, mediante un ferro chirurgico dedicato, è possibile sottendere le ali della V, come conseguenza visiva e pratica immediata, si determina la sospensione contemporanea degli organi pelvici. Le estremità distali delle ali della V verranno poi fissate con un semplice punto alla cute delle incisioni eseguite in regione iliaca destra e sinistra.

Il motivo per cui la rete si fissa all’utero è che questo gioca un ruolo determinante ai fini degli equilibri sospensivi degli organi del pavimento pelvico. La tecnica presenta molti vantaggi:

  • permette il raggiungimento di buoni risultati funzionali nonché estetici,
  • prevede una breve ospedalizzazione
  • consente un pronto recupero delle attività sociali.

È possibile inoltre associare contemporaneamente altre tecniche chirurgiche mininvasive per via transanale per correggere il prolasso del retto come la S.T.A.R.R., acronimo di resezione del retto distale per via transanale, che risolve in maniera ottimale il prolasso del rivestimento interno del retto altrimenti non ottenibile con la tecnica della sospensione laparoscopica.

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