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Mag
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Cosa succede dopo l’intervento di S.T.A.R.R. per ostruita defecazione da prolasso rettale e rettocele

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È oramai dimostrato che l’intervento chirurgico denominato S.T.A.R.R., acronimo di resezione del retto distale per via transanale, è elettivo per il trattamento dei pazienti affetti da ostruita defecazione con sintomatologia caratterizzata da lunghe sedute alla toilette, digitazione ed uso di lassativi o clisteri continuato, e dovuta a prolasso del retto, perineo disceso e rettocele. La maggioranza delle società internazionali di colonproctologia, attraverso la pubblicazione dei risultati osservati dopo il trattamento chirurgico, ha confermato come la S.T.A.R.R. sia in grado di modificare in maniera significativa la morfologia e quindi la funzione del retto e del perineo. Difatti dai dati pubblicati in letteratura basati su studi comparativi effettuati prima e dopo l’intervento chirurgico di S.T.A.R.R mediante defecografia in risonanza magnetica, si è osservato che si ha una risoluzione dei sintomi da ostruita defecazione in oltre l’87% dei casi. In particolare si ha una decisa riduzione del prolasso rettale, un risollevamento del piano perineale e la risoluzione del rettocele davvero significativa; ma ancor più significativo è il fatto che nessun altro intervento chirurgico , a parità di situazione clinica, è in grado di correggere contemporaneamente il prolasso rettale, il perineo disceso ed il rettocele tanto da migliorare drasticamente la valutazione della qualità di vita eseguita mediante indicatori specifici come ad esempio i punteggi – scores- che misurano l’entità della stipsi o dell’ostruita defecazione. È tuttavia intuitivo altresì che la modifica dell’ampolla rettale dovuta al lifting del prolasso, cosa che comporta una morfologia diversa dell’ampolla rettale stessa dalla forma originale, potrebbe comportare una risposta funzionale eccessiva. In altre parole, è possibile che dopo l’intervento possa presentarsi il fenomeno così detto della urgenza defecatoria: la paziente avverte un’impellente necessità ad evacuare tanto da confondere il fenomeno come incapacità a contenere. Questo fatto in genere è spiegato dalla ridotta capacità dell’ampolla rettale a contenere il fisiologico quantitativo di feci per il ridursi del volume dell’ampolla stessa come effetto dell’intervento; pertanto minime quantità di feci fanno immediatamente scatenare l’evento defecatorio che, vista l’impellenza, viene confuso dalle pazienti come incapacità a contenere. In realtà l’effetto dell’urgenza defecatoria, che si può manifestare nel 19 % dei pazienti secondo dati presenti in letteratura, si riduce spontaneamente in un tempo compreso tra qualche settimana sino ad un massimo di sei mesi; questo è possibile osservarlo in quanto l’ampolla rettale sviluppa un adattamento temporale tale da restituire una normale volumetria dell’ampolla cioè una pressocchè normale capacità di contenere feci. Come dire che il tempo è la migliore medicina.

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