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Ott
21

Idrocolonterapia, cos’è? È realmente efficace ?

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Quando su un motore di ricerca viene posto il quesito “cos’è l’idrocolonterapia?” vengono visualizzati migliaia di risultati che purtroppo molto spesso forniscono riposte fuorvianti, eppure dopo molti anni ormai le evidenze scientifiche riguardo a questo argomento sono ben chiare.

Nel corso dei secoli sono state proposte varie metodiche per aiutare il colon a migliorare le proprie funzioni, tra queste ha avuto grande diffusione l’idrocolonterapia, ma di cosa si tratta in realtà? A cosa serve? È realmente efficace? Che problematiche e a quali rischi espone?

Storia dell’idrocolonterapia

Sotto il termine di idrocolonterapia vengono raggruppate diverse metodiche che vanno dal semplice clistere a tecniche di irrigazione di porzioni più o meno estese del colon. Storicamente fin dall’antica civiltà egizia, proseguendo poi nelle grossi tradizioni mediche antiche greche  e romane, la teoria degli umori ha ipotizzato che nel colon vi fosse un accumulo di sostanze tossiche che sbilanciassero il normale equilibrio tra i quattro umori sviluppando il concetto dell’autointossicazione, Ippocrate e Galeno sostenevano che questa fosse un importante fattore nello sviluppo delle malattie. Questa teoria ha portato nel corso dei secoli ad utilizzare varie tecniche per purificare il colon da tutto questo materiale “tossico”. È stato pubblicato un interessante articolo da E. Ernst sul Journal of Clinical Gastroenterology in cui ripercorre brevemente la storia di questa metodica ed in cui si ritrovano curiosi rimedi che nel corso dei secoli su basi pseudo scientifiche hanno di volta in volta tentato di mostrare l’efficacia della rimozione di queste sostanze tossiche.  Alcuni medici francesi come Charles Bouchard (1837-1915), che coniò il termine “autointossicazione”, e Frantz Glenard of Lyon (1848-1920),  furono i precursori in questo campo. Due medici tedeschi, Ludwig Brieger (1849-1919) e Herman Senator (1834-1911) aggiunsero un substrato pseudo scientifico identificando quello che per loro era il processo chimico alla base della formazione delle tossine: la putrefazione intestinale delle proteine. Veniva descritta una varietà di sintomi riconducibili all’autointossicazione fra cui stanchezza, depressione, ansia, neurastenia, diminuzione dell’appetito, cefalea ed epilessia per nominarne solo alcuni, ciò portava molte persone ad affidarsi a persone poco scrupolose per trattare questo problema. Quando il premio Nobel Metchikoff (ottenne il Nobel per la teoria sulla “fagocitosi”), affermò che l’avvelenamento cronico dovuto ai germi intestinali indeboliva le strutture cellulari e poteva causare processi di invecchiamento, molti fautori dell’idrocolonterapia sfruttarono il parere del luminare per propagandare questa tecnica disintossicante. Nel 1906 Arthur J. Cramp uno dei principali membri dell’American Medical Association, in seguito alla formazione del Dipartimento di Propaganda, iniziò una campagna contro le pratiche dannose effettuate nella professione medica e principalmente si lanciò contro l’idrocolonterapia; ci fu quindi una momentanea riduzione dell’uso di queste metodiche. Contemporaneamente furono effettuati per la prima volta degli studi scientifici sulla teoria dell’autointossicazione che ne dimostrarono l’infondatezza. Lentamente questa tecnica è ritornata in auge ma senza che nel frattempo vi sia stata nessuna evidenza scientifica sulla sua efficacia, troviamo delle indicazioni quanto mai varie ed ampie nei vari siti che propagandano l’idrocolonterapia.

Idrocolonterapia moderna

Attualmente i centri che praticano questa tecnica usano apparecchi dedicati che tramite una cannula introducono il liquido di lavaggio e con un’altra drenano il materiale sporco, la manovra avviene a circuito chiuso, per cui non si hanno perdite di liquidi o gas all’esterno e non si ha la percezione di cattivo odore. La seduta dura normalmente tra i 45 minuti e d un’ora, inizialmente viene fatta ogni settimana per circa 4 trattamenti e poi vengono fatti dei cicli di richiamo dopo alcuni mesi.

È bene ricordare la funzione fisiologica del colon, in questo tratto dell’intestino giunge il materiale alimentare al termine dei processi digestivi, in questa sede avviene la concentrazione ed il riassorbimento dell’acqua e degli elettroliti, è presente una normale flora intestinale con importanti funzioni di difesa e metaboliche (produzione delle vitamine), il colon non è affatto la pattumiera tossica che si vuol far credere; ogni persona ha i suoi ritmi intestinali, c’è chi può andare al bagno più volte la giorno e chi anche una volta  settimana senza che sia necessariamente nulla di patologico o di tossico.

Rischi dell’idrocolonterapia

Come già accennato non esistono allo stato attuale dei lavori scientifici che dimostrino l’efficacia dell’idrocolonterapia nel trattamento delle patologie elencate dai fautori di questa metodica, i lavori citati non contengono nessun dato verificabile ed ufficiale. Sono invece ben conosciuti i rischi potenziali a cui si può andare incontro. Ci sono dei rischi di perforazione intestinale, soprattutto nei pazienti con diverticolosi, e malattie infiammatorie del colon, come la retto colite ulcerosa ed il morbo di Crohn. Nei pazienti con insufficienza renale e nei cardiopatici c’è il rischio di sovraccarico di liquidi per eccessivo riassorbimento. Vi è inoltre la possibilità di disturbi elettrolitici ed intossicazione da acqua. Sono state descritte in alcuni casi infezioni intestinali da contaminazione (dei casi anche letali di amebiasi in Colorado). Diversi pazienti dopo o durante il trattamento presentano senso di gonfiore addominale, crampi o vertigini.

Talvolta nel liquido di lavaggio sono usate delle sostanze come erbe, enzimi, caffè che possono dare luogo a reazioni allergiche.

L’American Cancer Society evidenzia chiaramente l’inconsistenza  del supporto scientifico dei fautori dell’idrocolonterapia e mette in guardia dai potenziali rischi.

Da tenere presente che esiste il ben noto effetto placebo per cui una certa percentuale di persone a cui viene somministrata una terapia o che viene sottoposta a un trattamento avrà comunque un vantaggio dovuto non alla reale efficacia del trattamento o cura, ma all’autosuggestione. Per verificare se l’efficacia di un trattamento è reale esistono delle metodiche scientifiche di valutazione per cui un farmaco o trattamento si dimostra realmente valido quando la percentuale dei risultati positivi è di gran lunga maggiore nei pazienti trattati con il farmaco studiato rispetto ad un farmaco inerte (placebo). Nei pochi lavori citati dai sostenitori si fa riferimento a studi osservazionali, generalmente su un numero limitato di pazienti, che non hanno nessuna evidenza scientificamente dimostrata. Lo studio scientifico deve essere effettuato in modo prospettico su un numero congruo di pazienti  con valutazione in doppio cieco, tenendo in conto le variabili applicate allo studio, come ad esempio la somministrazione di probiotici che di per se possono produrre dei risultati indipendenti. In pratica l’effetto favorevole dell’idrocolonterapia sulla stipsi in generale dovrebbe essere valutato su due gruppi differenti di pazienti di cui nel primo si somministra il probiotico e nel secondo una sostanza inerte (placebo), solo così potremo sapere se l’efficacia è dovuta al probiotico oppure alla sola pratica dell’idrocolonterapia.

Cosa può curare l’idrocolonterapia

Dal punto di vista scientifico vi è solo un ristretto numero di indicazioni ad alcuni particolari tipi di trattamento con lavaggi intestinali.

Incontinenza

Vi sono in corso degli studi nell’incontinenza causata da disturbi neurologici, come lesioni del midollo spinale, o successiva ad interventi chirurgici proctologici, vi sono fino ad oggi dei risultati confortanti che meritano comunque un ulteriore approfondimento.

Pazienti con colostomia

Un particolare tipo di irrigazione intestinale nei portatori di stomie intestinali può essere di giovamento al transito e alla gestione di queste persone ,anche qui sono in corso ulteriori studi.

Spasmi del colon durante la colonscopia

Durante l’esecuzione della colonscopia la muscolatura intestinale può presentare delle contrazioni talmente intense da ostacolare l’esame, in tal caso è stata dimostrata l’efficacia del lavaggio con acqua calda che aiuta a rilasciare il colon e consentire l’espletamento della procedura.

Eliminazione di farmaci e/o sostanze tossiche

Non ci sono attualmente evidenze scientifiche che dimostrino l’efficacia detossificante dell’idrocolonterapia per la rimozione di farmaci e/o sostanze dal corpo, come invece avviene ad esempio con la dialisi peritoneale.

Uso chirurgico

Talvolta viene usato il lavaggio intestinale in alcuni interventi sul colon sia preoperatoriamente che intraoperatoriamente allo scopo di pulire l’intestino dalle feci per diminuirne la carica batterica o per facilitare i processi di guarigione, tale uso è attualmente oggetto di studio e sono presenti risultati non univoci.