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Apr
26

Condilomi e neoplasia anale: relazione e gestione clinica nei pazienti omosessuali con positività all’HIV

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Recentemente si è posta l’attenzione sulle così dette neoplasie intraepiteliali dell’ano, forme tumorali che insorgono esclusivamente sull’anoderma e che presentano delle caratteristiche particolari non comparabili alle neoplasie del retto colon. Con i 4.000 nuovi casi di carcinoma squamoso dell’ano registrati negli Stati Uniti d’America, il problema delle A.I.N. (anal intrahepithelial neoplasia) ha assunto un ruolo di primo piano per i colon proctologi, anche perché il fenomeno sembra essere maggiormente evidente in pazienti omosessuali e/o con positività all’HIV.

Condilomi in caso di HIV positivo

Il punto di partenza è rappresentato dai condilomi perianali. Si tratta di formazioni acuminate di colorito grigio bianco madre perlaceo poste in prossimità dell’anoderma o subito all’interno del canale anale, che si svelano alla digitazione occasionale dell’ano senza sintomi particolari. A volte, molto più raramente, essendo delle lesioni a specifica trasmissione sessuale, è possibile che in corso di ano umido da prolasso rettale, possano insorgere i condilomi. I condilomi sono dovuti a virus denominati Papovavirus e si trasmettono principalmente per via sessuale.

Secondo stime pubblicate recentemente l’incidenza della patologia dimostra una lievissima predominanza nella donna in un rapporto però di 10:9: questo dato dimostra la rapida progressione che nel tempo l’uomo ha registrato versus la donna a causa dell’omosessualità. Alcuni papovavirus possono presentare delle caratteristiche di virulenza genetica più spiccata della maggioranza degli altri ceppi: essi cioè danno luogo a condilomi che hanno delle potenzialità di trasformazione in neoplasia anale più elevata.

Tutto ciò si evidenzia maggiormente in pazienti omosessuali con positività all’HIV in virtù dell’elevata frequenza di esposizione al rischio di infezione del papovavirus e della bassa protezione immunitaria. Il confluire di questi elementi di rischio, papovavirus dall’elevata potenzialità di virulenza associati all’immunodeficienza e all’elevata frequenza di esposizione al contatto col virus per trasmissione sessuale, fanno sì che la catena di trasformazione di condilomi in neoplasie sia potenzialmente elevata rispetto a pazienti che comunque affetti da condilomi, non presentino tali peculiarità.

Gestione clinica dei pazienti HIV positivi con condilomatosi

La gestione clinica dei pazienti con positività all’HIV che presentino condilomatosi perianale deve essere particolarmente attenta.

Il primo passo è l’identificazione dei condilomi attraverso una visita proctologica e con l’anoscopia. A seguire, l’asportazione in sala operatoria dei condilomi permetterà l’identificazione del ceppo virale attraverso l’esame biologico e la tipizzazione della lesione ano dermica attraverso l’esame istologico. A partire da questo punto, se l’esame istologico identificherà una lesione compatibile con la displasia anale, lesione Precancerosa, allora sarà sufficiente sottoporre il paziente a controlli molto stretti nel tempo per l’elevato rischio di recidiva.

Diversamente, se l’esame istologico dovesse evidenziare una carcinoma anale allora si dovrà sottoporre il paziente ad ampliamento dell’escissione della neoformazione anale ed eventualmente, sulla base della stadiazione, sottoporre lo stesso a trattamento adiuvante con radio e/o chemioterapia.

Durante l’osservazione clinica di pazienti inizialmente sottoposti a escissione per displasia, è possibile che per la probabile recidiva di malattia si possa sottoporre il paziente in futuro ad ulteriori escissioni locali di neoformazioni ano dermiche per la tipizzazione ovvero utilizzare prodotti farmacologici ad azione topica locale la cui indicazione e gestione deve necessariamente passare attraverso il colon proctologo.

L’informazione al paziente infine deve essere fornita in maniera tale da magnificare la validità del protocollo a medio e lungo termine per l’elevata potenzialità della patologia a recidivare ed a trasformarsi in lesioni neoplastiche anali per il cui trattamento soprattutto se condotto preventivamente porta a risultati estremamente positivi in termini di guarigione.