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Lug
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Quale intervento chirurgico per curare la malattia emorroidaria

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La malattia emorroidaria costituisce al giorno d’oggi una malattia sociale. Tuttavia numerose sono le difficoltà incontrate dal paziente che ne è affetto: dalla visita specialistica, cui bisogna sottoporsi per un corretto inquadramento della patologia, all’indicazione chirurgica. In particolare, qualora indicata la terapia chirurgica, a quale tra le tante tecniche chirurgiche sottoporsi, quale intervento chirurgico assicura il risultato migliore in ragione dello stadio della malattia e quale assicura il migliore post operatorio. Tutto ciò, per l’enorme importanza che il fatto riveste, verrà ampiamente dibattuto in seno al congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia che si terrà il prossimo Ottobre a Roma. Ora, esiste l’intervento chirurgico che in senso assoluto è in grado di garantire al tempo stesso il miglior risultato in termini di guarigione dalla malattia ed il miglior post operatorio? Ovvero, esiste un intervento chirurgico appropriato al grado di malattia emorroidaria? Sicuramente, nonostante la presenza del proctologo, massima è la confusione in merito; infatti non è raro che, interpellando per l’occasione più figure specialistiche, ognuna di queste possa esprimere un giudizio sulla malattia e indicare una tecnica chirurgica diversa dall’altra. E’ quindi fondamentale fare chiarezza, la quale necessariamente deve partire dalla teoria unitaria del prolasso rettale. La teoria unitaria del prolasso rettale ha permesso la profonda ed accurata conoscenza sul perché insorge la patologia emorroidaria; il prolasso emorroidario che si manifesta attraverso un corredo sintomatologico multivariato, dal sanguinamento anale al prurito anale, dall’ano umido all’anismo, dalla fissurazione anale alla dissinergia del pavimento pelvico, deriva dal prolasso della parete rettale cosa questa che insorge nel tempo per le conseguenze della stipsi, comunque da un’alterata funzionalità del complesso colon retto come ad esempio nel colon irritabile. Bisognerà dunque far comprendere al paziente sofferente di malattia emorroidaria che esiste l’intervento chirurgico che cura la causa della patologia; è evidente dunque che esistendo l’intervento chirurgico atto alla cura del prolasso rettale e quindi del prolasso emorroidario, non sarà necessario indicare un intervento chirurgico teso a curare l’effetto, la patologia emorroidaria, ma la causa, il prolasso rettale, pena l’elevato rischio di recidiva della malattia emorroidaria. Appare dunque chiaro come il proctologo debba giammai sforzarsi ad illustrare i multivariati tipi di interventi chirurgici idonei, secondo la propria esperienza, per la cura della malattia emorroidaria , ma far capire al paziente la causa e l’effetto della malattia. L’intervento chirurgico di Prolassectomia secondo Longo, nome dell’italiano che per primo ha compreso la fisiopatologia della malattia emorroidaria, appare dunque essere l’intervento chirurgico idoneo per la cura del prolasso muco emorroidario soprattutto nei gradi più avanzati di malattia. A partire da questo punto di riferimento, è possibile poi sviluppare altri scenari che si giustappongono alle varie necessità del paziente ed al grado di patologia: l’esempio vale soprattutto per i primissimi gradi di malattia e per soggetti estremamente giovani con minimo grado di prolasso rettale dove primeggiano come alternativa all’intervento di mucoprolassectomia, la legatura con il doppler dei rami arteriosi emorroidari e l’asportazione con bisturi ad ultrasuoni dei singoli gavoccioli emorroidari trombizzati. Accanto alla significativa performance in termini di comfort post operatorio per il paziente e di risultati di guarigione dalla malattia con fisiologico rischio di recidiva della prolassectomia, senza dubbio l’alimentazione gioca un ruolo determinante. Fibre, fermenti lattici ed acqua costituiscono i cardini imprescindibili di una corretta alimentazione quotidiana che rafforzano il beneficio dell’intervento chirurgico qualunque esso sia.