Per Appuntamenti +39.333.3926736 o +39.388.1183640

Gen
12

Appendicectomia per via laparoscopica: trattamento elettivo dell’appendicite acuta

Thumbnail di Appendicectomia per via laparoscopica: trattamento elettivo dell’appendicite acuta

Certamente l’appendicite acuta è una delle patologie chirurgiche più frequenti da osservare nelle strutture ospedaliere. Almeno un italiano su sette presenta sintomi di appendicite acuta, lo 0,2% della popolazione ne è affetta, si calcola quindi che gli interventi chirurgici di appendicectomia acuta ammontano a circa 55.000 – 60.000 casi l’anno in Italia. Grazie all’avvento degli antibiotici, si è riusciti a ridurre drasticamente la mortalità conseguente a questo tipo di intervento chirurgico, passando dal 40% anteguerra all’attuale 0,2% dei casi.

Storia medica dell’appendicite

Come proctologo ritengo interessante ricordare qualche breve nota storica riguardo a questo intervento: nell’antichità, Roma e altre civiltà come quella greca o egizia, non si hanno documenti in quanto i primi schizzi dell’appendice di Leonardo da Vinci risalgono al 1500. Solo più tardi Vesalius descrive esattamente l’appendice. Inizialmente l’appendicite veniva diagnosticata purtroppo solo con l’autopsia; dalle cronache, si ritiene che il primo intervento chirurgico di appendicectomia sia stato eseguito nel 1736 a Londra da George Amyand, un medico dell’allora casata Reale Inglese di Giorgio II. Il padre putativo dell’intervento chirurgico di appendicectomia a cielo aperto è da ritenersi senza dubbio l’americano Charles Mc Burney, che nel 1889 pubblicò la prima casistica operatoria sul New York Medical Journal, codificandone di fatto i passaggi, ancora attuali, dell’intervento chirurgico di appendicectomia. Ultimo richiamo storico viene dedicato al più famoso intervento di appendicectomia che fu fatto, in maniera del tutto coraggiosa e sfidando i pareri contrari degli altri esimi colleghi chirurghi, dal Dr Fredrick al Re Edoardo VII di Inghilterra nel 1901, salvando in tal maniera il Re e probabilmente se stesso da pene corporali, qualora l’indicazione non fosse stata corretta.

Diagnosi dell’appendicite

La diagnosi di appendicite acuta si basa essenzialmente su sintomi e segni clinici caratteristici. La sintomatologia è caratterizzata da dolori addominali tipo colico che insorgono in pieno benessere e che si localizzano a volte al centro dell’addome ovvero al punto in cui si proietta lo stomaco e si irradiano poi alla regione iliaca destra, essendo questa zona la più bassa e la più esterna dell’addome in prossimità del pube. Questi dolori si associano a febbre e nausea con o senza episodi di vomito.

I segni si caratterizzano per il dolore accusato alla palpazione,  nel punto descritto da Mc Burney posto in corrispondenza della proiezione anatomica dell’appendice sulla cute della regione iliaca destra; dolore in regione iliaca destra all’estensione del ginocchio destro con arto esteso e paziente in decubito laterale sul fianco sinistro; segno di Blumberg con dolorabilità viva evocata nel momento in cui la mano poggiante sulla regione iliaca destra lascia improvvisamente la zona.

Generalmente la diagnosi è essenzialmente clinica, potendo poi il chirurgo avvalersi dell’ausilio di un semplice esame del sangue, l’emocromo, attraverso cui sarà possibile evidenziare un aumento del valore dei globuli bianchi a testimonianza dell’esistenza di un processo infiammatorio in atto. L’ecografia addominale e pubica è l’esame dirimente per la conferma dell’appendicite acuta soprattutto nella donna. Infatti bisogna sempre tener ben in mente la possibile diagnosi differenziale tra l’appendicite acuta, le patologie a carico dell’ovaio destro e la via urinaria di destra, che possono presentarsi con la medesima sintomatologia, ma che necessitano di trattamenti medici e chirurgici differenti. Per questo motivo è importante, allorché il paziente è una donna, sottoporla a valutazione del test di gravidanza e a visita ginecologica, finalizzati questi atti a far diagnosi differenziale appunto tra patologie di pertinenza ginecologica e l’appendicite acuta. Una volta scongiurato ciò è possibile sottoporre la paziente ad asportazione dell’appendice.

Intervento per appendicite in laparoscopia

La Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, A.C.O.I., ha recentemente presentato un opuscolo contenente le linee guida per il trattamento chirurgico di appendicectomia laparoscopica per appendicite acuta. Infatti la via laparoscopica è ad oggi l’approccio chirurgico da considerarsi migliore rispetto a quello a cielo aperto, in termini di accuratezza diagnostica e versatilità di tecnica chirurgica, per lo svolgimento dell’appendicectomia.

Innanzi tutto l’approccio laparoscopico è raccomandato come atto diagnostico ultimo e primo atto terapeutico per i dolori insorgenti in regione iliaca destra di non invoca interpretazione: in effetti l’introduzione del laparoscopio, una micro telecamera che permette l’esplorazione dell’addome attraverso una minima incisione cutanea, permette una diagnosi certa e la conseguente azione chirurgica appropriata. In particolare l’approccio è raccomandato in quelle così dette categorie a rischio come l’anziano ed il paziente obeso dove, in ragione di dati statistici riscontrabili in letteratura, la diagnosi clinica può variare nel 30% dei casi. Abbiamo già sottolineato l’attenzione che bisogna rivolgere alle donne in caso di dolore della regione iliaca destra: infatti dopo la valutazione ginecologica, eseguita con ecografia pubica o trans vaginale e con il test di gravidanza, la laparoscopica si pone come mezzo determinante e definitivo per lo svolgimento di una chiara diagnosi differenziale tra patologie di sfera ginecologica e l’appendicite acuta, potendosi al tempo stesso eseguire un atto chirurgico appropriato al fatto clinico evidenziato.

L’approccio laparoscopico prevede l’introduzione di tre piccole cannule, definite trocars, rispettivamente poste all’ombelico, sopra il pube lato sinistro e in regione iliaca sinistra. L’intervento dura circa un’ora e viene eseguito in anestesia generale. Attraverso tale approccio è possibile ridurre l’ospedalizzazione post chirurgica, osservandosi una pronta ripresa delle attività intestinali, e un minor consumo di farmaci, in particolare gli antidolorifici, così come molto evidente è il rispetto dell’aspetto estetico.

Fissa un appuntamento