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Ago
04

Anestesia e laparoscopia

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In campo proctologico, alcuni interventi ed in particolar modo il tumore o cancro del colon retto, vengono eseguiti attualmente con la tecnica laparoscopica. Tale tecnica prevede l’introduzione degli strumenti operatori da alcuni fori praticati nella parete addominale e con l’ausilio di particolari ottiche si riesce a visualizzare la cavità addominale in modo molto dettagliato, con una risoluzione maggiore di quella normalmente ottenibile ad occhio nudo. Per poter eseguire questo tipo di intervento è necessario introdurre nella cavità addominale un gas che mantiene l’addome espanso e  permette così la visualizzazione degli organi  in esso contenuti.

Vantaggio della laparoscopia

Il grosso vantaggio di questa metodica è di ridurre in modo notevole il traumatismo della parete e degli organi addominali, fattori questi che comportano una riduzione drastica del dolore postoperatorio e una più rapida ripresa della motilità intestinale e di tutte le funzioni fisiologiche.

L’entità del dolore postoperatorio è strettamente correlata all’estensione delle incisioni che vengono fatte sulla parete addominale, quindi trattandosi solo di alcuni fori, di cui solo uno viene leggermente allargato per estrarre il pezzo operatorio, lo stimolo dolorifico è molto ridotto e controllabile nel periodo postoperatorio con un dosaggio di farmaci antidolorifici minore, rispetto a un intervento tradizionale ad addome aperto.

Anestesia in caso di laparoscopia

L’insufflazione del gas – anidride carbonica – nella cavità addominale provoca delle modificazioni importanti di cui l’anestesista deve tenere conto. In primo luogo la pressione addominale dovuta al gas comprime i polmoni e tutto l’albero respiratorio, per cui l’anestesista dovrà apportare opportune modifiche mentre assiste la ventilazione del paziente, che durante l’intervento è completamente controllata. La compressione del polmone che si ha in questa situazione è anche il motivo per cui questo intervento deve essere eseguito in anestesia generale. Teoricamente potremmo ottenere una copertura anestetica di tutto l’addome con un’anestesia spinale o peridurale, come si usa nel parto cesareo, ma la pressione del gas sul polmone sarebbe molto sgradevole per il paziente sveglio.

Come detto sopra il gas introdotto in addome è anidride carbonica, che è lo stesso gas prodotto dal metabolismo cellulare in tutti i distretti dell’organismo ed eliminato attraverso i polmoni. L’anidride carbonica è molto diffusibile nei tessuti e dopo un certo periodo di tempo inizia ad accumularsi nell’organismo, per cui l’anestesista dovrà regolare la sua anestesia in modo che l’eliminazione di questo gas sia sempre adeguata. Al termine dell’intervento il gas residuo in addome viene aspirato, ma dato che è molto diffusibile, dopo interventi prolungati possono rimanere delle raccolte specialmente sotto il diaframma e al risveglio possono dare dolore in sede anomala, posteriore che si irradia verso la scapola, non è nulla di preoccupante, si può trattare farmacologicamente e regredisce man mano che il gas viene definitivamente riassorbito. Talvolta può accadere, specialmente dopo interventi prolungati, che la diffusione del gas arrivi in distretti lontani fino a raggiungere il tessuto sottocutaneo addominale e raramente anche del tronco o del collo dando luogo all’enfisema sottocutaneo, cioè una raccolta di aria sotto la pelle che produce al tatto un caratteristico crepitio. È una complicanza raramente preoccupante che con opportuno trattamento regredisce.

Un altro problema di cui deve tenere conto l’anestesista è l’eccessiva pressione all’interno dell’addome,  se supera certi limiti può comprimere le strutture vascolari e avere delle ripercussioni sul circolo. Nelle moderne sale operatorie sono a disposizione degli strumenti che consentono di monitorare continuamente le variazioni dei parametri vitali e permettono all’anestesista di adeguare momento per momento la propria procedura ,rendendo l’intervento sicuro ed affidabile. Il paziente che va incontro a tale tipo di intervento deve essere a conoscenza di tutti questi aspetti per poter firmare il consenso informato. Questo atto non è uno scarico di responsabilità del professionista ma una presa di coscienza della persona degli eventuali problemi che si possono presentare durante una procedura chirurgica laparoscopica.