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Screening del cancro del colon retto: l’arma vincente è ricerca sangue occulto nelle feci

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L’importanza del cancro del colon retto è testimoniata dai numeri che ne descrivono la diffusione. In Italia si verificano circa quarantamila nuovi casi all’anno con una prevalenza nel sesso maschile con 21.000 casi, di questi 1 ogni 20 si verifica entro i 70 anni di età. Nel sesso femminile sono circa 17.000 nuovi casi all’anno, di cui 1 ogni 32 entro i  70 anni. Nelle regioni del nord Italia, l’incidenza risulta essere maggiore rispetto al resto della nazione, con valore doppio se paragonata alle isole ed al sud Italia.

Seconda causa di morte per cancro nella donna dopo quello della mammella e al pari col cancro della prostata, subito dopo quello del polmone, nell’uomo. Dai dati ottenuti in studi epidemiologici condotti su alcune regioni italiane pilota, in particolare Emilia Romagna e Veneto, risulterebbe un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia a cinque anni dal trattamento eseguito per la cura del cancro del colon retto.

Questo dato importantissimo, è emerso grazie all’opera messa in atto attraverso il programma nazionale di screening per il cancro del colon retto. La parola screening significa cernita, selezione. Si esegue cioè una selezione, nell’ambito di una popolazione pilota, di persone potenzialmente affette da cancro, ma che non sanno di esserlo per esempio perché prive di sintomatologia, benché la sintomatologia sia abbastanza subdola, attraverso degli accertamenti che siano al tempo stesso in grado di identificare una traccia riconducibile in maniera esatta al tumore del colon retto e che siano minimamente invasivi e di facile esecuzione. L’importanza data al test ideale è facile da intuire: attraverso la sua azione noi possiamo arrivare ad identificare una traccia certa e inequivocabile dell’esistenza del tumore del colon retto, in assenza di una sintomatologia evidente in tal senso, il cui risultato è quello di permettere di identificare il tumore quanto più possibile nei suoi stadi iniziali.

La possibilità di diagnosticare un tumore nella fase precoce si traduce in un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia in un certo periodo di tempo successivo al trattamento del tumore stesso dopo la sua identificazione. A dare forza a questo concetto sono i dati numerici presenti in letteratura: dal 1987 al 1997 il tasso di sopravvivenza ha registrato un incremento pari al 20%, con una sopravvivenza a 5 anni negli stadi iniziali del tumore che sfiora il 90%. L’incidenza del tumore ha permesso di identificare la popolazione ideale su cui eseguire il test identificativo. L’età nella quale il tumore si manifesta più frequentemente è quella compresa tra i 50 e i 70 anni; pertanto, nell’ambito di questa popolazione su territorio, viene reclutata una certa quantità di persone su cui eseguire il test. Questo è un altro aspetto importante: nella casistica pubblicata dalla regione Veneto nel 2005, nel 40% dei pazienti, selezionati nella fascia di età compresa tra i 50 e i 70 anni, veniva loro diagnosticato il tumore del colon retto nello stadio iniziale. Questo dato conferma l’assioma identificazione precoce del tumore, trattamento precoce e oncologicamente corretto, migliore sopravvivenza e qualità di vita.

Ricerca del sangue occulto per verificare la presenza del tumore del colon retto

Ad oggi il test ideale, che abbia cioè al tempo stesso la capacità di essere facilmente somministrato, economico e fortemente indicativo, in termini di sensibilità e specificità, per verificare la presenza del tumore del colon retto è la ricerca del sangue occulto nelle feci. Le evidenze scientifiche a favore dell’applicazione del test come primo passo dello screening sono: una riduzione della mortalità che va da un minimo del 15% ad un massimo del 33% quando il test del sangue occulto delle feci viene somministrato in un programma di screening su una popolazione con fascia di età avanzata dato che la prevalenza del tumore del colon retto cresce con l’aumentare dell’età.

L’efficacia del test è massima sul campione di feci raccolto per 3 giorni consecutivi: difatti la sensibilità e specificità del test è massima al terzo giorno con valori rispettivamente pari a 89% e 94% contro il 56% di sensibilità e 97% di specificità ottenuta sul campione di feci del primo giorno. Tutto ciò ha permesso di affermare che:

il test ricerca del sangue occulto nelle feci come metodica di screening ha raggiunto il livello massimo di evidenza di efficacia – livello 1 –

tratto dalla Gazzetta Ufficiale del 2001, 100: 52-7, Conferenza Permanente Stato – Regioni, accordi Ministero Sanità e Regioni sulle Linee Guida per la prevenzione, diagnostica ed assistenza in Oncologia.