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Ott
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Il proctologo nell’Antica Roma

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Nell’antica Roma ai tempi della Repubblica la pratica medica era esercitata dal Capo famiglia (il Pater Familias), solo più tardi furono formate le prime corporazioni mediche dall’Imperatore Augusto e da allora la loro attività assunse la dignità professionale dovuta. All’epoca dell’antica Roma erano ben conosciute le patologie proctologiche ed erano ben delineate delle linee guida per il trattamento delle medesime, sia dal punto di vista farmacologico che chirurgico.

La maggior parte degli strumenti chirurgici giunti fino a noi sono stati ritrovati negli scavi di Pompei  e più recentemente nella “casa del chirurgo” a Rimini, di questi utensili ve ne sono alcuni sicuramente destinati ad un uso proctologico. Nell’epoca Romana vi era una suddivisione medica specialistica simile a quella attuale ed era presente la figura del chirurgo esperto in proctologia.

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De re medica – Le patologie ano-rettali

Abbiamo pochi documenti che trattano di proctologia in quell’epoca ed una delle figure più importanti in questo campo è stata Aulo Cornelio Celso, nato nel 30 d.C. all’epoca di Tiberio. Nella sua opera De re medica, negli ultimi due libri affronta gli argomenti chirurgici, più specificamente nel 30° capitolo del settimo libro tratta delle patologie propriamente proctologiche: le ragadi, le emorroidi, la stipsi ed i condilomi. Viene espresso il concetto che quando la terapia medica è risultata inefficace è necessario procedere all’intervento manuale. Viene descritto in modo dettagliato il trattamento delle ragadi, vanno trattate prima dell’intervento con dei clisteri e delle spugnature con acqua calda, quindi vanno incise con un apposito strumento e medicate con il miele, vengono consigliati anche suggerimenti dietetici per i giorni successivi, dapprima dei pasti a base di brodo e nei giorni seguenti riprendere gradualmente un’alimentazione normale.

Molto chiara è anche la descrizione della tecnica per il trattamento delle emorroidi: previa somministrazione di clisteri e spugnature di acqua calda, che hanno lo scopo di evidenziare le emorroidi si legano e si incidono le emorroidi, alla fine si effettuano medicazioni con farina di orzo calda.

Il trattamento della fistola perianale, di origine greca,  prevede l’introduzione nel canale fistoloso di una corda a due otre capi, tale cordicella deve essere fatta scorrere alcune volte al giorno e ogni tre giorni deve essere sostituita, a differenza dei greci che trattavano solo le fistole callose Celso estende tale procedura a tutti i tipi; quando la tecnica, nonostante sia eseguita correttamente, è contemplato il ricorso all’incisione chirurgica.

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Galeno ed Ippocrate – Dipinto del XII secolo Cattedrale di Anagni

Galeno di Pergamo (129 – 216 d.C.) è una figura fondamentale nella medicina greco romana e influenzerà per secoli la pratica medica sia dell’occidente che dell’oriente, le sue opere saranno tradotte anche in arabo. Nella sue opere fra le altre cose ha descritto gli strumenti chirurgici usati dai medici greci e romani, durante il periodo dell’imperatore Augusto ha scritto testi e manuali di medicina. È forse uno degli autori più conosciuti di medicina dell’antica Roma. Nonostante ci siano rimasti molti suoi documenti, rispetto all’opera di Celso abbiamo pochi riferimenti alla proctologia. Galeno descrive le emorroidi come un rilasciamento dei vasi del pavimento addominale e le classifica in 5 tipologie. In quell’epoca veniva erroneamente confusa la patologia emorroidaria con il cancro. La tecnica descritta per il trattamento delle emorroidi è la legatura. Riguardo alle fistole perianali è favorevole alla tecnica chirurgica che esegue con un particolare tipo di coltello, il siringotomo a profilo curvo.

Antillo ed Eliodoro, secondo quanto riferisce Oribasio (325-403 d.C.), medico personale di Giuliano l’Apostata, hanno descritto in modo dettagliato la patologia fistolosa e il loro trattamento, parlano di fistole complete ed incomplete o con più tramiti e delle tecniche chirurgiche più indicate, vengono descritti vari tipi di strumenti come il bisturi ad un taglio, il siringotomo, la sonda ottusa ed uno speculum (divaricatore) anale. I testi di Antillo ed Eliodoro erano probabilmente un vero trattato di proctologia che però non è giunto fino a noi.

Ezio di Amida (502-575 d.C.) medico dell’imperatore Giustiniano preferisce l’asportazione chirurgica delle emorroidi dopo avere eseguito la legatura.

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Opera di Paolo di Egina

Paolo di Egina (VII secolo d.C. periodo bizantino) descrive in modo dettagliato le tecniche per il trattamento delle emorroidi e delle fistole perianali. Riafferma il vecchio concetto ippocratico che la fuoriuscita di sangue dalle emorroidi permette l’eliminazione degli umori corrotti. L’obbiettivo primario è quello di far essiccare le emorroidi con sostanze astringenti, se non si ottiene in questo modo la risoluzione della patologia va eseguita la puntura dei noduli emorroidari. Vi sono, secondo Paolo, altri tipi di emorroidi che danno sanguinamento ma che sono molto dolorose, il trattamento è di tipo alimentare, con l’assunzione di alcuni alimenti a base di pesce (seppie, torpedini e selaci) si favorisce l’eliminazione degli umori.

Pur con le dovute considerazioni, la chirurgia ed il trattamento delle patologie proctologiche hanno seguito da quell’epoca delle strade molto simili a quelle dell’antica civiltà greco romana e fino alle più recenti visioni fisiopatologiche moderne non ci sono state radicali modifiche  delle metodiche in proctologia, ciò denota che nell’antichità esistevano già delle nozioni di fisiopatologia valide che mancavano però di alcune possibilità tecniche per acquisire una visione più completa di alcune patologie come ad esempio il prolasso mucoemorroidario, cosa che ha permesso di sviluppare tecniche veramente innovative come l’intervento di Longo.