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metodo starr

L’intervento di resezione del retto distale per via transanale detto S.T.A.R.R., trova l’indicazione chirurgica nell’ostruita defecazione dovuta all’intussuscepzione da prolasso del retto distale, cioè dell’invaginazione in se stesso del prolasso, con il rettocele di profondità superiore ai 3 cm valutata con la defecografia.

Il paziente viene sistemato in posizione ginecologica e viene inserito un catetere vescicale. Una volta preparato il campo chirurgico come prima cosa viene  posizionato un dilatatore anale attraverso cui verrà eseguito l’intervento. Il primo atto dell’intervento prevede la resezione della parete anteriore del retto comprendente il rettocele: con l’aiuto di un anoscopio fenestrato, vengono apposti 3 punti rispettivamente a ore 12, 9 e 3, immaginando l’ampolla rettale come se fosse un quadrante d’orologio. A circa 2 cm dal bordo superiore del dilatatore anale, in maniera da non far cadere la rima anastomotica, linea lungo la quale avviene in ricongiungimento della porzione di retto posta rispettivamente a monte e a valle di quella resecata, quasi o molto a ridosso del tessuto emorroidario, cosa questa che scongiura il dolore post operatorio.

Successivamente, previo posizionamento di un divaricatore posto a difesa della parete posteriore del retto e di una valva vaginale, divaricatore utilizzato per sospendere verso l’alto la vescica, si esegue la resezione della parete anteriore del retto attraverso una suturatrice meccanica. Nel contenitore posto all’interno della suturatrice, attraverso la trazione esercitata a mezzo dei punti prima posti sulla mucosa, si intrappola la parete del retto prolassate, di conseguenza avviene una resezione giustapposta al grado di prolasso di parete ed alla profondità del rettocele. Il sollevamento della vescica determina un sollevamento della parete posteriore della vagina rispetto alla parete anteriore del retto cosa questa che non permette alla parete della vagina di rimanere intrappolata nella suturatrice meccanica, durante l’atto di trazione della parete anteriore del retto, scongiurando l’eventuale causa di una futura fistola retto vaginale.

Il secondo atto riguarda la resezione della parete posteriore del retto: 3 punti vengono posti a ore 3, 9 e 6 e sempre proteggendo questa volta la parete anteriore del retto, in questo modo scongiurando un’eventuale chiusura del retto, si esegue la resezione della parete posteriore del retto distale sempre attraverso una suturatrice meccanica. L’intervento termina con il controllo del sanguinamento dalla rima anastomotica attraverso posizionamento di punti, controllando poi sempre la pervietà del lume rettale e l’integrità della parete posteriore della vagina. Il risultato del lifting subito terminato l’intervento già si offre al chirurgo allorché immettendo una garza nel lume rettale, mediante una semplice trazione, non si evidenzia più il prolasso. In genere, è sufficiente posizionare un catetere vescicale per qualche ora nel lume rettale perché possa fare da spia ad eventuali sanguinamenti lasciando che questi, se mai fossero svelati, vengano trattati immediatamente.

L’alimentazione riprende precocemente, come precocemente si stimola l’evacuazione. Dopo due giorni di ricovero avviene la dimissione e la ripresa delle attività sociali avviene piuttosto precocemente. È doveroso ricordare che si tratta di una tecnica chirurgica che affronta una patologia funzionale. Questo per comunicare che certamente il risultato finale è anche soggettivo. In una piccola percentuale di casi è possibile possa insorgere, come effetto della modifica volumetrica del lume rettale, l’urgenza defecatoria assolutamente da non confondersi con l’incontinenza anale. Si manifesta come impellenza all’evacuazione tanto da non riuscire a trattenere l’evento; in genere scompare spontaneamente in un tempo massimo di sei mesi. Allorché il prolasso si evidenzia in maniera estremamente significativa con piccoli e quindi insignificanti rettoceli, è possibile eseguire, con una variante di tecnica chirurgica e con una suturatrice meccanica differente nel design e nella sua funzionalità, resezioni molto più importanti di prolasso di parete rettale, potendo in tal modo eseguire delle resezioni di oltre 8 cm di parete rettale, determinando in tal maniera un lifting decisamente più efficace teso a prevenire possibili recidive di malattia da ostruzione.

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