Per Appuntamenti +39.333.3926736 o +39.388.1183640

Giu
21

Emorroidi in gravidanza

Thumbnail di Emorroidi in gravidanza

La gravidanza in genere ed in particolare il parto vaginale, possono favorire nelle donne la comparsa delle emorroidi, questo sia per i cambiamenti ormonali, per l’aumento della pressione addominale ovvero per l’insulto del parto sul perineo posteriore. Si stima che tra il 25% e il 35% delle donne in gravidanza siano colpite da questo problema. Bisogna però ricordare che la maggior parte di questi casi si risolveranno dopo il parto e che solo una piccola parte potrebbe necessitare di un intervento chirurgico.

È consigliabile una visita proctologica per poter stabilire il trattamento migliore delle emorroidi in gravidanza o in corso di allattamento, infatti la maggior parte dei farmaci che vengono utilizzati normalmente come primo livello della cura potrebbero recare disturbo alla gravida e/o al feto. Nella maggior parte dei casi è sufficiente trattare le emorroidi intervenendo sulla dieta: in particolare si aumenta l’introito di fibre e di liquidi, almeno 2 litri e mezzo di acqua al di intervallate da tisane, si aggiungono fermenti lattici, verdura e legumi – sempre che non si allatti – determinando in tal modo feci soffici e voluminose che riducono notevolmente lo stress sul tessuto emorroidario eventualmente già compromesso.

L’igiene intima è l’altro livello di cura in corso di gravidanza o allattamento fondamentale, è consigliabile: lavarsi con acqua tiepida tendente al freddo utilizzando saponi lenitivi e con pH particolarmente indicato per la regione perineale posteriore. Generalmente questo tipo di saponi contengono minima se non addirittura scarsa quantità di disinfettante, a favore di lenitivi come aloe, estratti di cappero o di finocchio che hanno la capacità di ridurre l’edema, quindi il dolore, il sanguinamento ed il prurito e di riportare la superficie perineale ad un pH fisiologico. Il lavaggio dovrebbe avvenire per dieci minuti circa cercando di massaggiare delicatamente la zona con il sapone prima per poi passare agli sciacqui; si consiglia poi di asciugarsi con un panno di cotone, evitando quindi per quanto possibile l’uso della carta igienica. Il lavaggio può essere ripetuto più volte.

È possibile poi associare delle terapie locali che prevedano l’utilizzo di pomate o gel, che contengono minime quantità di anestetico, ciò al fine evidente di alleviare il dolore e al tempo stesso di ridurre l’edema e il conseguente corredo sintomatologico ad esso associato. Riguardo a quest’ultimo tipo di terapia va sottolineato che, benché sia usata ormai da più di 25 anni senza complicanze, non esistano al momento studi prospettici che escludano con certezza un minimo rischio per il bambino. Discorso simile per i preparati a base di Rutina, Centella asiatica, estratto di corteccia di pino o di semi di uva, i quali mirano ad un rafforzamento delle pareti dei capillari; questi preparati sono stati introdotti più recentemente e anche per essi non è dimostrato l’effetto che potrebbero avere sul feto o durante l’allattamento. Tuttavia la recente dimostrazione della teoria del prolasso rettale quale causa del prolasso emorroidario, rende quasi superfluo l’utilizzo di questi preparati.

La terapia chirurgica potrebbe essere presa in considerazione per casi estremamente selezionati, soprattutto per pazienti resistenti alla terapia locale. Tuttavia come detto sono casi estremamente rari, dato che la dieta e la terapia locale sono assolutamente sufficienti a controllare le emorroidi in gravidanza.

Fissa un appuntamento

Articoli correlati