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Giu
07

La stipsi, le cause

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Quando il tempo di transito del bolo fecale supera le sessantotto ore previste allora si definisce rallentato, quindi si ha la stipsi. Molteplici possono essere le cause di un rallentato transito: pertanto si è sentita l’esigenza di distinguere le cause in proprie – primitive in termini medici – al tratto digestivo rispetto a quelle dovute a malattie di diversa natura – secondarie – . Con il termine primitivo, s’ intende una causa che primariamente determina un malfunzionamento del tratto digestivo considerato dovuto essenzialmente a motivi funzionali ovvero infiammatori; con il termine secondario si intende una patologia che per sua caratteristica ed indipendentemente dal luogo in cui insorge , ad esempio i tumori, può determinare fenomeni compressori esterni o interni al tratto digestivo considerato e quindi un rallentato transito. La stipsi idiopatica o primitiva è quella sulla quale si è concentrata la maggior parte dell’attenzione degli specialisti del settore, proctologi e gastroenterologi. Il rallentato transito che determina stipsi può avvenire nel colon, nel retto, nel retto ano ovvero in tutti questi segmenti contemporaneamente. Ancora, se si pensa che il colon viene diviso in destro, trasverso e sinistro, ognuno di questi settori può, da solo o in concomitanza con gli altri, dare rallentato transito per motivi diversi. Ad esempio nel tratto sinistro o discendente del colon, alcuni studiosi hanno evidenziato come il mancato funzionamento della struttura muscolare nel formare le così dette onde peristaltiche, tanto da essere inerte di qui il nome della patologia detta appunto inertia colii, determini ristagno delle feci e quindi rallentato transito che si manifesta appunto con stipsi e dolori addominali nella parte sinistra dell’addome. Anche un’ esuberante attività intestinale, come ad esempio accade nel colon irritabile, in questo caso di tutti i distretti del colon e del retto può paradossalmente dare stipsi perché in questo caso le onde peristaltiche, movimenti del tratto digestivo che permettono la progressione del contenuto intestinale, sono inefficaci a svolgere il lavoro preposto. Nel retto diversamente dal colon, si è considerata, come punto di partenza, la sua capacità di serbatoio delle feci: abbiamo visto, sempre nell’articolo sulla defecazione normale presente nel blog, come, una volta che il serbatoio rettale si sia riempito di un’adeguata quantità di feci, impulsi partano dal retto diretti al complesso muscolare ano rettale per permettere il rilasciamento degli sfinteri, la rettilineizzazione del retto e quindi la fuoriuscita delle feci. Nel caso di una stipsi idiopatica a localizzazione rettale, il ridotto tono muscolare del retto, probabilmente dovuto ad una carenza di cellule nervose locali preposte al mantenimento del tono muscolare stesso, ne determina una dilatazione tale da configurare quella che in medicina viene definito un megaretto; in tal modo la capacità rettale aumenta in maniera straordinaria per cui gli stimoli nervosi a partenza dal distretto rettale avvengono in maniera estremamente rallentata o mai: tutto ciò si traduce con assenza di stimolo, sforzo alla toiletta o straining, formazione di fecaloma ed anismo.

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