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Mag
09

La causa delle fistole perianali

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La fistola perianale è un piccolo condotto, una sorta di tunnel che mette in comunicazione la porzione interna del retto ano e la cute circostante l’ano. La fistola trae origine da un processo infiammatorio acuto a carico delle ghiandole poste nello spazio diedro che si crea tra i cuscinetti emorroidari e la regione di confine tra il retto e l’ano. Queste ghiandole sono deputate alla produzione di muco idoneo a lubrificare il retto ano. Per cause ancora ignote,  accade  che il muco prodotto dalle ghiandole diventa estremamente denso tanto da creare una sorta di tappo che ostruisce il passaggio del muco nel lume retto anale. Questa situazione genera l’ascesso anale. Nella sua evoluzione, l’ascesso anale affiora alla superficie cutanea e la successiva fissurazione cutanea permette la fuoriuscita di materiale detto pus che genera miglioramento della sintomatologia del paziente. Può accadere in seguito che la chiusura della fissurazione cutanea, attraverso la quale originariamente era avvenuta la fuoriuscita del pus contenuto nell’ascesso, in termini medici definito drenaggio, impieghi molto tempo a guarire ovvero che non si chiuda completamente. In più da questa piccola soluzione di continuo, posta nelle vicinanze dell’ano, possono fuoriuscire, di tanto in tanto, minime quantità di liquido giallo che, associate al prurito anale al dolore ed al bruciore perianale, configurano il quadro clinico specifico della fistola perianale.

Le fistole nel loro tragitto passano attraverso lo sfintere anale e questo rappresenta la preoccupazione principale della patologia, infatti, tenuto conto che ottenere la guarigione della fistola è necessaria metterla a piatto, cioè aprirla a guisa di pagina di libro, cosa questa che permette il drenaggio completo del focolaio infiammatorio che la sostiene, come conseguenza è necessario aprire la porzione di muscolo sfintere interessato dalla fistola e questo potrebbe pregiudicarne la regolare funzione. Lo sfintere offeso dall’atto chirurgico potrebbe in definitiva creare il presupposto di una incontinenza di grado differente a seconda della porzione di sfintere interessata. D’altronde senza mettere a piatto la fistola, non si risolve il processo infiammatorio che la sostiene e quindi è alto il rischio che la fistola possa ritornare.

Ecco il motivo per cui nel tempo si sono succedute numerose classificazioni tese a definire correttamente la quantità di sfintere coinvolto in ragione del tragitto fistoloso, necessarie poi a sviluppare un trattamento chirurgico idoneo a ridurre il tasso di recidiva e di incontinenza anale.

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