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Mag
07

Cromoendoscopia in Proctologia

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L’endoscopia è una disciplina clinica basata sulle immagini; la qualità delle strumentazioni utilizzate, la possibilità di manipolare la luce ed i colori e di utilizzare coloranti (CROMOENDOSCOPIA) e di ingrandire i dettagli della mucosa (MAGNIFICAZIONE), rappresentano elementi cruciali per il riconoscimento delle neoplasie del colon retto negli stadi iniziali. Infatti, gli obiettivi principali dell’indagine endoscopica sono in primo luogo quello di identificare la presenza di lesioni, quindi di rilevare caratteristiche macroscopiche che possano consentire di differenziare quelle benigne da quelle maligne, infine di analizzare la presenza eventuale di elementi orientativi per l’estensione o l’invasività di una lesione neoplastica per decidere il trattamento più idoneo, endoscopico (polipectomia, mucosectomia) ovvero chirurgico. La colonscopia rappresenta il ‘gold standard’ nello screening delle lesioni neoplastiche del colon retto in proctologia; tuttavia senza l’introduzione di innovazioni diagnostiche e terapeutiche rischia di divenire una procedura obsoleta. L’evidenza che nel colon, di lesioni piatte della mucosa sono assai più frequenti e temibili di quanto ritenuto in passato perchè esse rappresentano adenomi e quelle depresse sono lesioni “ advanced ”, cioè “ avanzate”. Oggi è possibile discernere fra lesioni iperplastiche ( benigne ) ed adenomatose che possono degenerare in maligne, tutto ciò lo ha permesso la cromoendoscopia. Fino ad oggi con l’endoscopia tradizionale è stato possibile visualizzare solamente la superficie mucosa del colon, e a bassa risoluzione, non potendo ottenere informazioni sulla fine struttura o sulle caratteristiche istologiche dello strato mucoso e della sottomucosa. Con la recente introduzione di queste nuove tecnologie che sfruttano principalmente l’alta risoluzione, la “magnificazione” (cioè l’ingrandimento dei nuovi endoscopi ) e l’interazione tra alcune sostanze chimiche (o la luce) ed i tessuti sarà possibile entro breve tempo effettuare prelievi bioptici più mirati, aumentando l’efficienza diagnostica dell’endoscopia. Tecnica: il termine cromoendoscopia in proctologia indica l’utilizzo di una sostanza estranea alla superficie del tratto gastrointestinale per migliorare la visualizzazione di una o più caratteristiche della mucosa. Le sostanze impiegate sono coloranti chimici che reagiscono con gli elementi presenti nella mucosa (coloranti vitali) o che rimangono all’interno di piccole strutture sulla superficie della mucosa (coloranti di contrasto). Il colorante vitale più comunemente usato nel colon è il blu di metilene, che è assorbito dal citosol di tessuti come il piccolo intestino, la mucosa colica e gli epiteli interessati da metaplasia intestinale. La tecnica di colorazione vitale si basa sul principio secondo il quale la displasia ed il cancro assorbono il blu di metilene in misura inferiore.