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Lipofiller – Lipogems per la cura della fistola perianale nella Malattia di Crohn: una realtà vincente

La fistola perianale è una patologia assai comune, in grado di limitare e molto il quotidiano di chi ne è affetto: soprattutto nei pazienti affetti da Malattia di Crohn poiché tende a complicarsi ed a recidivare nella maggior parte dei casi. Come espressione intrinseca della malattia nella sua evoluzione, essa tende a vestire i panni dell’invincibilità.

Malattia di Chron: Trattamento e Cura

Il trattamento è chirurgico, e la tipologia del trattamento chirurgico varia al variare della fistola. Nella pressoché totalità dei casi è fondamentale differenziare il trattamento chirurgico in due tempi: nel primo tempo si posiziona un setone, utile a semplificare quanto più possibile e drenare la fistola. Tra il 2016 e 2017 sono cominciate ad apparire pubblicazioni in letteratura relativamente a piccole esperienze di alcuni gruppi di gastroenterologici e chirurghi che hanno utilizzato cellule staminali avanzate per la chiusura della fistola perianale in corso di morbo di Crohn. Il principio sul quale si basa questa tecnica è la creazione di un preparato microfiltrato di grasso sottocutaneo, prelevato con la tecnica della liposuzione tanto cara ai chirurghi plastici dalla parete addominale o dai glutei e dalle cosce, particolarmente ricco di queste cellule staminali in grado di dar luogo ad un tessuto cicatriziale.

L’utilizzo del Lipofiller nella Terapia della Malattia di Chron

Questo preparato, o Lipofiller – Lipogems, viene inoculato in modo satellite alla fistola per tutta la sua estensione e ai suoi 4 punti cardinali. Nel contesto di un protocollo, ancora in fase di perfezionamento, che prevede lo svolgimento della tecnica chirurgica dopo 30 giorni dall’ultima somministrazione di biologico, la tecnica viene eseguita in regime di day hospital ed in anestesia locale più sedazione. Il paziente viene fatto alimentare con immediatezza e dimesso nel pomeriggio dello stesso giorno dell’intervento. I risultati pubblicati in letteratura, conforme a quelli del nostro gruppo, evidenziano un successo di chiusura diretta della fistola perianale nel morbo di Crohn in oltre 80% dei casi a partire dalle sei settimane dall’intervento chirurgico, essendo possibile la ripetizione della tecnica anche in caso di parziale o totale insuccesso. L’uso degli analgesici è assolutamente scarso e la ripresa delle attività sociali avviene in tempi molto brevi non necessitando infine di medicazioni quindi di numerosi accessi in ambulatorio per i controlli.

Laser Fi.La.C per la Cura della Fistola Perianale… Dentro il Futuro!

La fistola perianale è una patologia assai comune, in grado di limitare e molto il quotidiano di chi ne è affetto. La fistola in sé spiega una comunicazione, come fosse un tunnel, tra due elementi distanti tra loro. Nel nostro caso, mette in comunicazione due elementi anatomici contigui ma che non comunicano tra loro: il canale anale in tutti i suoi elementi portanti: mucosa, sfintere anale interno ed esterno, sottocute e cute. Spesso consegue come evoluzione clinica ad un ascesso perianale che lascia dolorosi ricordi nella mente e nel fisico del paziente e comunque trae origine, nella stragrande maggioranza dei casi, da una ragade. La ragade si infetta e si colliqua in pus e di qui la formazione del tramite fistoloso che arrivando alle soglie della cute si accumula in ascesso per poi sbottare all’esterno di essa. I sintomi della fistola perianale: dolore perianale o bruciore, fuoriuscita di pus che si associa a vari gradi di dermatite perianale.

Fistola Perianale: l’Efficacia della Cura con Laser Diodo (Fi.La.C)

Il trattamento è chirurgico, e la tipologia del trattamento chirurgico varia al variare della fistola. Nella maggior parte dei casi si deve differenziare il trattamento chirurgico in due tempi: nel primo tempo generalmente si posiziona un setone utile a semplificare e drenare la fistola. Il secondo tempo chirurgico, generalmente possibile dopo 4 settimane dal posizionamento del setone, determina la chiusura della fistola perianale. Tra le varie tecniche possibili da utilizzare la chiusura diretta della fistola perianale con il laser a diodo, il cui acronimo è Fi.La.C cioè Fistula Laser Closure, è quella che nel suo insieme determina il migliore risultato di chiusura a distanza di 4 settimane dal trattamento – 76% in alcune casistiche pubblicate in letteratura – e con oltre il 90% di successo a 12 mesi dall’intervento.

Cura della Fistola Perianale con Laser: Come Funziona?

Il trattamento della fistole perianale con la tecnica del Fi.La.C prevede ordinariamente il day hospital. Il tempo di durata media dell’intervento è di circa 15 minuti in anestesia locale, scarso uso di antidolorifici. La cura dà luogo inoltre ad un notevole confort post operatorio che si riflette in modo positivo sia a livello personale sia sociale con, infine, immediata ripresa delle attività sociali. La tecnica si pone come possibile prima scelta per il trattamento delle fistole perianali, che non siano associate alle malattie infiammatorie croniche dell’intestino, essendo estremamente performante nella chiusura diretta delle stesse a fronte di un notevole comfort post operatorio, scarsissimo dolore ed immediata ripresa delle attività sociali.

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La causa delle fistole perianali

La fistola perianale è un piccolo condotto, una sorta di tunnel che mette in comunicazione la porzione interna del retto ano e la cute circostante l’ano. La fistola trae origine da un processo infiammatorio acuto a carico delle ghiandole poste nello spazio diedro che si crea tra i cuscinetti emorroidari e la regione di confine tra il retto e l’ano. Queste ghiandole sono deputate alla produzione di muco idoneo a lubrificare il retto ano. Per cause ancora ignote,  accade  che il muco prodotto dalle ghiandole diventa estremamente denso tanto da creare una sorta di tappo che ostruisce il passaggio del muco nel lume retto anale. Questa situazione genera l’ascesso anale. Nella sua evoluzione, l’ascesso anale affiora alla superficie cutanea e la successiva fissurazione cutanea permette la fuoriuscita di materiale detto pus che genera miglioramento della sintomatologia del paziente. Può accadere in seguito che la chiusura della fissurazione cutanea, attraverso la quale originariamente era avvenuta la fuoriuscita del pus contenuto nell’ascesso, in termini medici definito drenaggio, impieghi molto tempo a guarire ovvero che non si chiuda completamente. In più da questa piccola soluzione di continuo, posta nelle vicinanze dell’ano, possono fuoriuscire, di tanto in tanto, minime quantità di liquido giallo che, associate al prurito anale al dolore ed al bruciore perianale, configurano il quadro clinico specifico della fistola perianale.

Le fistole nel loro tragitto passano attraverso lo sfintere anale e questo rappresenta la preoccupazione principale della patologia, infatti, tenuto conto che ottenere la guarigione della fistola è necessaria metterla a piatto, cioè aprirla a guisa di pagina di libro, cosa questa che permette il drenaggio completo del focolaio infiammatorio che la sostiene, come conseguenza è necessario aprire la porzione di muscolo sfintere interessato dalla fistola e questo potrebbe pregiudicarne la regolare funzione. Lo sfintere offeso dall’atto chirurgico potrebbe in definitiva creare il presupposto di una incontinenza di grado differente a seconda della porzione di sfintere interessata. D’altronde senza mettere a piatto la fistola, non si risolve il processo infiammatorio che la sostiene e quindi è alto il rischio che la fistola possa ritornare.

Ecco il motivo per cui nel tempo si sono succedute numerose classificazioni tese a definire correttamente la quantità di sfintere coinvolto in ragione del tragitto fistoloso, necessarie poi a sviluppare un trattamento chirurgico idoneo a ridurre il tasso di recidiva e di incontinenza anale.

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